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LEGARSI ALL’ARTE Opera urbana di sartoria luminosa

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LEGARSI ALL’ARTE Opera urbana di sartoria luminosa

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La città di Roma si cuce con la luce collegando via Margutta, Piazza di Spagna, Piazza del Popolo e i luoghi simbolo del centro, per ricucire la città attraverso l’arte.

Inaugurazione Fuori Sala 2026 - Alice nella Città

Accensione pubblica dell’opera: martedì 13 ottobre 2026, ore 20.00-1.00


Roma si lega all’arte attraverso la luce.
È questo il principio di Legarsi all’arte, progetto di sartoria luminosa urbana realizzato dall’architetto e artista multimediale torinese Jacopo Della Rocca che inaugura il programma 2026 del Fuori Sala di Alice nella Città. Per alcune ore, fasci luminosi attraversano la città rendendo percepibili relazioni normalmente invisibili e invitano il pubblico a seguire la luce per scoprire una rete di connessioni tra luoghi, memorie e identità differenti della città.

La luce diventa un filo capace di attraversare lo spazio pubblico, collegando via Margutta ai grandi assi e monumenti del centro storico: via Alibert, via del Babuino, Piazza di Spagna, l’Obelisco Sallustiano, la Colonna dell’Immacolata, l’Obelisco Flaminio e, lungo via dei Condotti, l’opera Foglie di pietra di Giuseppe Penone a Largo Goldoni.

Al centro del progetto c’è via Margutta, luogo profondamente legato alla storia artistica di Roma e ancora oggi abitato da studi, atelier, gallerie, botteghe e nuove progettualità culturali. Una strada che nel tempo ha accolto artisti, artigiani, comunità creative e spazi di ricerca, diventando uno dei luoghi attraverso cui Roma ha costruito la propria identità artistica internazionale.

Legarsi all’arte non vuole raccontare via Margutta come un luogo del passato. Al contrario, parte dalla sua memoria per riconoscere una continuità con le presenze artistiche ancora esistenti e con i processi di riattivazione
culturale che la interessano oggi.

Da qui nasce l’idea della cucitura: la luce incontra la città e la ricuce
simbolicamente attraverso una trama di relazioni
.

I fasci laser sono i fili dell’opera: rappresentano persone, idee, memorie e flussi che attraversano Roma. I proiettori segnano luoghi di scambio, mentre gli specchi, collocati lungo il percorso di via Margutta, diventano dispositivi di memoria: intercettano la luce, la deviano e la rilanciano, proprio come la memoria modifica la traiettoria del presente e la proietta verso il futuro.

A ogni specchio corrisponde una storia. Gli ex Studi Rasinelli, al civico 51/A, ricordano la lunga tradizione degli atelier e mettono in relazione la memoria storica con le nuove possibilità di riattivazione culturale. Lo studio di Vincenzo Ottone Petrillo, al civico 83, racconta il rapporto tra l’artista e il proprio spazio di lavoro. Gli Studi Patrizi e la Bottega del Marmoraro restituiscono invece la dimensione collettiva e artigianale di via Margutta. La galleria Il Girasole introduce il tema dell’arte come esperienza collettiva e autodeterminata. Infine, la galleria Il Narciso, in via Alibert, segna il passaggio dalla strada degli artisti alla più ampia rete cittadina delle gallerie e degli spazi espositivi.

Il percorso diventa così una piccola geografia della storia artistica di Roma: studio, atelier, bottega, comunità, galleria, produzione contemporanea.

La memoria, però, non è il punto in cui il fascio si ferma. È il punto dal quale può ripartire.

Uscendo da via Margutta, la trama luminosa raggiunge i grandi spazi pubblici del centro storico e trova nei monumenti i propri ancoraggi. La Colonna
dell’Immacolata
, l’Obelisco Sallustiano, l’Obelisco Flaminio e Foglie di
pietra
diventano quattro punti attraverso cui leggere differenti identità di Roma: la dimensione spirituale e comunitaria, la stratificazione della memoria, la luce come conoscenza e il rapporto tra natura, materia e rigenerazione.

In particolare, il fascio che raggiunge l’Obelisco Flaminio assume la luce come direzione ideale: dal cuore della rete la trama si proietta verso un monumento storicamente legato al Sole e alla dimensione simbolica della luce.

Con Foglie di pietra di Giuseppe Penone, invece, il progetto compie un ulteriore passaggio: dalla pietra alla vita. L’opera di Penone, nella quale due alberi in bronzo sostengono un grande elemento di marmo, introduce il concetto di “Oltre la pietra”. Roma non è soltanto la permanenza dei suoi monumenti, delle sue rovine e delle sue stratificazioni materiali. È anche ciò che continua a vivere sotto e intorno a quella pietra: persone, natura, comunità, relazioni e trasformazioni.

La pietra conserva. La natura rigenera. E l’arte può essere uno dei fili
attraverso cui queste due dimensioni tornano a legarsi.

Il progetto nasce inoltre come omaggio a Maria Lai e alla sua opera Legarsi alla montagna, realizzata a Ulassai nel 1981. In quell’intervento un nastro
attraversava il paese mettendo in relazione case, strade, abitanti e paesaggio. In Legarsi all’arte quel principio viene trasferito nella Roma contemporanea: il nastro diventa luce, il gesto del legare diventa una cucitura effimera dello spazio urbano. La luce poi scompare, ma ciò che l’opera intende lasciare è la consapevolezza di una connessione.

“Legarsi all’arte, opera urbana di sartoria luminosa” è un progetto nato grazie
alla connessione tra giovani professionisti provenienti da percorsi artistici
indipendenti, legati alla sperimentazione e spinti dalla volontà di tessere trame, possibilità e relazioni nuove con persone e territori: un progetto di Teatro Carillon, ideato da Jacopo Della Rocca, in collaborazione con Andrea Pettiti, Sonia Vacca, Valentina Brancale e Loris Beretta.

Legarsi all’arte risponde alla vocazione di Alice nella Città e del Fuori Sala di
coinvolgere le nuove generazioni nella produzione di cultura contemporanea,
favorendo l’incontro e tessendo relazioni per tenere vive e vivibili le città.

Jacopo Della Rocca
Architetto e artista multimediale torinese, Jacopo Della Rocca è specializzato in videomapping e tecniche di videoproiezione interattiva. La sua ricerca artistica si incentra sulle dinamiche sociali nelle periferie urbane, rurali, comunitarie e esistenziali. È direttore artistico presso una storica compagnia del teatro sperimentale italiano, il Teatro Carillon, curando la regia di spettacoli, performance e installazioni legate al teatro multimediale. Sviluppa residenze artistiche e rassegne teatrali a Bussana Vecchia, Villaggio Internazionale degli Artisti, nell’omonimo centro culturale della compagnia. Collabora con numerose realtà culturali, alimentando nuove connessioni nel sottobosco artistico contemporaneo ed emergente.