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IL SUD È NIENTE

Titolo internazionale: South is Nothing
Italia | 2013
Colore | DCP | 90’
Lingua originale: Italiano
Genere: Drammatico
Alice nella Città / European Premiere

Screenings:

13 Novembre, h.11:15 Sala Santa Cecilia SCUOLE E ACCREDITATI
13 Novembre, h.16:30 Sala Santa Cecilia PUBBLICO E ACCREDITATI

CAST | CREW

REGISTA
Fabio Mollo

SOGGETTO
Andrea Paolo Massara
Fabio Mollo
Josella Porto

SCENEGGIATURA
Fabio Mollo
Josella Porto

PRODUZIONE
B24 FILM Madakai
In collaborazione con Rai Cinema

PRODUTTORI
Jean Denis Le Dinahet
Sébastien Msika

FOTOGRAFIA
Debora Vrizzi

MONTAGGIO
Filippo Montemurro

SUONO
Piero Fancellu

MONTAGGIO DEL SUONO
Maria Billingsley

MIX
Edouard Morin

SCENOGRAFIA
Giovanna Cirianni

COSTUMI
Andrea Cavalletto

CASTING
Sara Casani

MUSICA ORIGINALE
Giorgio Giampà

ORGANIZZATORE
Francesco Startari
PRODUTTORE ASSOCIATO
Vincenzo De Leo De Francesco

DISTRIBUZIONE
Istituto Luce Cinecittà

DISTRIBUZIONE INTERNAZIONALE
Doc and Film International

FINANZIATO DA
Torino Film Lab

CON IL CONTRIBUTO DI
Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Direzione Generale per il Cinema

CON IL SOSTEGNO DI
Aide aux Cinémas du Monde
CNC – Institut Français – Ministère des Affaires Etrangères

CON LA PARTECIPAZIONE DI
Sofica Cofinova 9, Giubileo srl

INSIEME A
Fondazione Calabria Film Commission per l’Audiovisivo

CAST
Vinicio Marchioni (Cristiano)
Miriam Karlkvist (Grazia)
Valentina Lodovini (Bianca)
Andrea Bellisario (Carmelo)
Alessandra Costanzo (Nonna)
Giorgio Musumeci (Pietro)

UFFICIO STAMPA
Istituto Luce Cinecittà
Marlon Pellegrini
T. + 39 06 72286 407
M. +39 334 9500 619
m.pellegrini@cinecittaluce.it

SINOSSI | SYNOPSYS

Grazia vive a Reggio Calabria con suo padre Cristiano. Aveva 12 anni quando suo fratello maggiore Pietro è emigrato in Germania. Da allora non l’ha mai più rivisto. Cristiano le ha detto che Pietro era morto, e non ne ha più riparlato. Oggi Grazia ha 18 anni. Il suo corpo è cresciuto con sembianze maschili, come a voler riempire quel vuoto che Pietro ha lasciato. Una notte, dopo un litigio con Cristiano, Grazia va in spiaggia, entra in acqua, e dal fondo nero del mare vede riemergere una figura umana, che sparisce nella notte, nella quale pensa di riconoscere il fratello. Da quella notte Grazia inizia a credere che suo padre non le abbia detto tutta la verità e che Pietro sia nascosto da qualche parte, aspettando di essere ritrovato.

Grazia lives in Reggio Calabria with her father Cristiano. She was 12 when her older brother Pietro emigrated to Germany and never came back. One day Cristiano told her that Pietro was dead and that he never wanted to talk about it again. Today, Grazia is 18 and her body has grown into a very masculine shape. She often gets treated like a boy, also by her own father who sees in her a replacement for Pietro. One night, after fighting with Cristiano, Grazia enters the sea and sees a human figure, in which she recognizes the face of her brother. When she sees the boy running from the waves towards town, she begins to believe that Pietro never died and that he is hiding somewhere, waiting to be found.

BIOGRAFIA DEL REGISTA | DIRECTOR'S BIOGRAPHY

Fabio Mollo è nato a Reggio Calabria nel 1980. Nel 2002 si è laureato a Londra presso la University of East London  con il BA Honour Bachelor of Arts in Visual Theory, Film History.
Nel 2007 ha ottenuto il diploma di regia presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Ha lavorato come assistente alla regia per vari film e come videomaker per MTV completando il suo percorso di formazione. Ha scritto e diretto diversi cortometraggi e documentari. Tra questi “Al Buio” (62a Mostra del Cinema di Venezia) e il suo saggio di diploma "Giganti" che ha vinto il premio per miglior cortometraggio al Torino Film Festival 2007, la menzione speciale per la regia ai Nastri d’Argento 2008, la menzione speciale della stampa internazionale a Clermont-Ferrand 2008 e è stato selezionato in concorso al 58esimo Festival di Berlino.
Nel 2005 è stato finalista al Premio Solinas. Nel 2010 è stato selezionato per l' Universal Filmmaster Program a Los Angeles.
Nel 2011 ha vinto il Premio Giovani Registi Italiani – Young Italian Filmmakers Prize dell'Istituto di Cultura Italiano di New York e una borsa di studio presso la New York Film Accademy. E' stato anche selezionato all’Atelier della Cinefondation del Festival di Cannes 2011, al Talent Project Market del festival di Berlino 2011 , al New Cinema Network del Festival Internazionale di Roma 2010, all’Ateliers d’Angers 2009 diretto da Jeanne Moreau e al Torino Film Lab 2010 dove ha vinto il Production Award con la sceneggiatura del suo primo lungometraggio.
Nel 2012 gli è stata assegnata la borsa di sviluppo del Nipkow Programm di Berlino.
“Il Sud è Niente” è il suo primo lungometraggio.

Fabio was born in Reggio Calabria in 1980. In 2002 graduated at the University of East London with a BA Honour Bachelor of Arts in Visual Theory, Film History.
In 2007 he graduated at the Italian Film School Centro Sperimentale di Cinematografia in Rome. He has been working regularly as assistant director and as videomaker for MTV while establishing his career as director. As writer and director he realised since 2004 several shorts and documentaries, including “Al Buio” (62nd Venice Film Festival) and "Giganti" (Official selection at the 2008 Berlinale Short Film Competition, Best Short at the Torino Film Festival 2007, the International Press Award at Clermont Ferrand 2008 and the Italian Journalists' Prize Nastro d'Argento 2008).
In 2005 he has been finalist at the Solinas Prize.
In 2010 he was selected for the Universal Filmmaster Program in Los Angeles.
In 2011 he won the Young Italian Filmmaker Prize in New York and a scholarship at the New York Film Academy.
He was also selected at Atelier of the Cinefondation of the Festival International de Cannes 2011, at the Berlinale Talent Project Market 2011, at the New Cinema Network of the International Rome Film Festival 2010, at the Angers Ateliers directed by Jeanne Moreau and at the Torino Film Lab – Development Program where he was awarded with the Production Award.
In 2012 was awarded with the Nipkow Programm Fellowship in Berlin.
“Il Sud è Niente” is his first feature film.

FILMOGRAFIA | FILMOGRAPHY

Il Sud è Niente (90’, HD, 2013). 38°Toronto International Film Festival
Napoli 24 Ore (Documentario collettivo) (75’, HD, 2010). 29° Torino Film Festival 
Giganti (16mm, 24’, 2007) Miglior Corto 25° Torino Film Festival, Menzione Speciale Stampa Internazionale 30° Festival de Clermont Ferrand, Selezione Ufficiale 58° Berlinale, Menzione Speciale Nastri d’Argento 2008
Carmilla, (35mm, 18’, 2006)
Al Buio, (DV, 13’, 2005) 62° Mostra del Cinema di Venezia (corto cortissimo – evento speciale), Miglior Film Kodak Short Film Award Visioni Italiane 2005.
Quello che sento, (DV, 22’, 2004)
Troppo vento, (DV, 12’, 2003)

Il Sud è Niente (90’, HD, 2013). 38°Toronto International Film Festival
Napoli 24 Ore (Collective documentary) (75’, HD, 2010). 29° Torino Film Festival 
Giganti (Short - 16mm, 24’, 2007) Best Italian Short 25° Torino Film Festival, Special Mention International Press 30° Festival de Clermont Ferrand, Official Competition 58° Berlinale, Special Mention Nastri d’Argento 2008
Carmilla, (Short - 35mm, 18’, 2006)
Al Buio, (Short - DV, 13’, 2005) 62° Mostra del Cinema di Venezia (corto cortissimo – special event), Best Film Kodak Short Film Award Visioni Italiane 2005.
Quello che sento, (Short - DV, 22’, 2004)
Troppo vento, (Short - DV, 12’, 2003)

SE CHIUDO GLI OCCHI NON SONO PIÙ QUI

Titolo internazionale: If I close my eyes I’m not here
Italia | 2013
Colore | HD | DCP | 110’
Lingua originale: Italiano e filippino
Genere: Drammatico
Alice nella Città Concorso Young Adult / World Premiere

Screenings:

11 Novembre, h.11:00 Sala Sinopoli SCUOLE E ACCREDITATI
11 Novembre, h.16:30 Sala Santa Cecilia (replica) PUBBLICO E ACCREDITATI

CAST | CREW

REGISTA
Vittorio Moroni

SCENEGGIATURA
Vittorio Moroni
Marco Piccarreda

FOTOGRAFIA
Andrea Caccia
Massimo Schiavon

MUSICA
Mario Mariani per Ala Bianca

MONTAGGIO
Marco Piccarreda

ORGANIZZAZIONE
Mauro Calevi

SCENOGRAFIA
Fabrizio D’Arpino

COSTUMI
Grazia Colombini

SUONO IN PRESA DIRETTA
Luca Bertolin

CAPO TRUCCATORE E
PARRUCCHIERE

Dorina Forti
PRODUZIONE
50Notturno con RAI Cinema

IN COLLABORAZIONE CON
FVG filmcommission
BLS Sud Tirol Alto Adige
Francesca Picchi
Massimo Maggiore
SoundArt
Lo specchio

CAST
Giorgio Colangeli
Giuseppe Fiorello
Mark Manaloto
Hazel Morillo
con la partecipazione di Ignazio Oliva
Vladimir Doda
Anita Kravos
Elena Arvigo
Stefano Scherini
Ivan Franek

DIRETTORE DI PRODUZIONE
Raffaella Cassano

SEGRETERIA EDIZIONE
Ilaria Caruso

ACTING COACH
Rosa Morelli

Premio Solinas Storie per il Cinema
(borsa di scrittura 2009)

SINOSSI | SYNOPSYS

Kiko ha 16 anni. Suo padre, defunto, era italiano. Sua madre Marilou è filippina. Vivono con Ennio, il nuovo compagno della mamma, un caporale che sfrutta immigrati clandestini. Ogni giorno, dopo la scuola, Kiko è costretto a lavorare nei cantieri edili di Ennio. Sente di vivere nel pianeta sbagliato. C’è un solo posto dove è possibile sognare: un vecchio bus abbandonato in una discarica che Kiko ha trasformato nel suo rifugio. Un giorno un vecchio amico del padre, Ettore, viene a cambiare il suo destino: lo cerca e si offre di diventare il suo maestro. Ma quell’uomo nasconde un segreto.

Kiko is 16 years old. His dead father was Italian and his mother Marilou is from the Philippines. They live with Ennio, his mother's new partner, a foreman who exploits illegal migrant workers. Every day, after school, Kiko is forced to work in Ennio's building yards. He feels he’s living in a wrong planet. There's only one place where Kiko can dream: an old abandoned bus in a dump yard that he's turned into his private refuge. One day an elderly friend of his father, Ettore, comes to change Kiko’s fate: he looks for him and offers to become a strange kind of tutor. But this man hides a secret

BIOGRAFIA DEL REGISTA | DIRECTOR'S BIOGRAPHY

SCENEGGIATURE Nel 2010 ha scritto con Emanuele Crialese la sceneggiatura del film "Terraferma" di Emanuele Crialese PREMIO DELLA GIURIA – FESTIVAL DI VENEZIA 2011, film candidato a rappresentare il cinema italiano agli Oscar 2012. Nel 2012 ha scritto la sceneggiatura del film d’ esordio alla regia di Alessandro Gassman “Razzabastarda”, adattamento cinematografico della pièce “Roman e il suo cucciolo” di Reinaldo Povod. Come sceneggiatore ha vinto per due volte il Premio Solinas, con "Il sentiero del gatto" (1998) e "Una rivoluzione" (2002); ha ricevuto nel 2009 la Borsa di sviluppo per la storia "Se chiudo gli occhi non sono più qui” ed è risultato due volte finalista con "L'intruso" (2002) e "Funambola" (Senza guardare giù) (2010).

REGIE Ha diretto tre lungometraggi, “Tu devi essere il lupo” per cui ha avuto la nomination al David di Donatello per il miglior regista esordiente e ai Nastri d'argento. Nel 2006 ha girato tra Roma e il Bangladesh, “Le ferie di Licu” per cui ha avuto la nomination ai Nastri d'argento 2007 come miglior documentario, ed “Eva e Adamo”, (2009). Tra i cortometraggi realizzati prima dell'esordio “Eccesso di zelo”, (1997) ha vinto premi presso numerosi festival tra cui il Sacher d'argento e il Premio Universal che ha consentito a Vittorio Moroni di effettuare un master presso gli studios della Universal Pictures a Hollywood.

TEATRO Nel 2009 ha vinto il Premio di drammaturgia SIAE-AGIS-ETI con la pièce teatrale "La terza vita" , debutto Teatro Valle 2011 con Laura Nardi, Elena Veggetti, regia A. Pinheiro. Nel 2012 è stato finalista del premio Riccione con la pièce “Il grande mago”, che ha debuttato a Roma durante la stagione teatrale 20012/13 , con Luca De Bei, regia di G.Marini Nel 2013 debutta "Penso che un sogno così …" con Giuseppe Fiorello, regia di Giampiero Solari.

SCREENPLAYS In 2010 he wrote with Emanuele Crialese the screenplay of his film “Terraferma” (Giury Prize – Venice Film Festival 2011), a film which is candidate to represent Italian cinema at the Academy Awards in 2012. In 2012 he wrote the screenplay of the debut film as director by Alessandro Gassman “Razzabastarda”, cinematographic adaptation of the theatre pièce “Cuba and his Teddy Bear” by Reinaldo Povod. As screenwriter he has won twice the Solina Prize with “Il sentiero del gatto” (1998) and “Una rivoluzione” (2002); he has also received a development scholarship for “If I close my eyes I’m not here” and was twice finalist with “L’intruso” (2002) and “Funambola” (Senza guardare giù) (2010).

CINEMA He has directed three feature films. “Tu devi essere il lupo” for which he has been nominated to the David of Donatello and to the Nastri d’Argento as best debut film. In 2006 he directed between Rome and Bangladesh “Le ferie di Licu” for which he received a nomination to the Nastri d’Argento 2007 as best documentary and “Eva e Adamo” (2009). One of his first shorts “Eccesso di zelo” (1997) won prizez in several festivals as Sacher d’argento or the Universal Prize, which gave to Vittorio Moroni the chance to attend a Master degree at the Universal Pictures Studios in Hollywood.

THEATRE In 2009 he won the prize for drama SIAE-AGIS-ETI with the theatre pièce “La terza vita”, debut at the Teatro Valle in 2011, with Laura Nardi, Elena Veggetti, director A. Pinheiro. In 2012 he was finalist at the Riccione Prize with the pièce “Il grande mago”, which has debuted in Rome during the theatre season 2012/2013, with Luca De Bei and the direction of G. Marini. In 2013 debuts “Penso che un giorno così...” with Giuseppe Fiorello, for the direction of Giampiero Solari.

FILMOGRAFIA | FILMOGRAPHY

2013 | Se chiudo gli occhi non sono più qui
2009 | Eva e Adamo
2006 | La ferie di Licu
2004 | Tu devi essere il lupo
2002 | Sulle tracce del gatto (documentario)
1998 | La terra vista da Marte (cortometraggio)
1997 | Eccesso di zelo (cortometraggio)

THE DISCIPLE

Titolo internazionale: Lärjungen
Finlandia | 2013
Colore | 35mm | DCP | 93’
Lingua originale: Svedese
Genere: Drammatico
Alice nella Città / European Premiere

Screenings:

15 Novembre, h.11:30 Sala Sinopoli SCUOLE E ACCREDITATI
15 Novembre, h.22:00 Studio3 (replica) PUBBLICO E ACCREDITATI

CAST | CREW

REGISTA
Ulrika Bengts

SCENEGGIATURA
Roland Fauser
Jimmy Karlsson

DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA
Peter Hägerstrand

MONTAGGIO
Tuomo Leino
PRODUTTORE
Mats Långbacka

SOCIETÁ DI PRODUZIONE
Långfilm Production Finland Oy

CAST
Erik Lönngren
Patrik Kumpulainen
Niklas Groundstroem
Amanda Ooms
Ping Mon Wallén
Philip Zandén
Sampo Sarkola
Alfons Röblom

SINOSSI | SYNOPSYS

Estate del 1939 su un'isola del Mar Baltico. Karl ha tredici anni e deve lavorare come assistente del guardiano del faro, Hasselbond, che all'inizio rifiuta il ragazzo per la sua giovane età. Karl, poiché è cresciuto in un orfanotrofio, lotta disperatamente per rimanere sull'isola, usando ogni occasione per dimostrare quanto sappia lavorare duramente. Alla fine Hasselbond decide di accettarlo. Nel frattempo Karl e Gustaf, il figlio del guardiano, sono diventati amici ma il loro rapporto si tramuta in rivalità non appena Hasselbond inizia a preferire Karl a suo figlio. Ci sono questioni all'interno della famiglia Hasselbond che Karl sta soltanto iniziando a capire.. 

An island in the Baltic Sea in the summer of 1939. Thirteen-year-old Karl has come to work as an assistant to Hasselbond, the lighthouse master, who at first rejects the boy because of his age. But Karl, who has grown up in an orphanage struggles desperately to stay on, using every opportunity to demonstrate how hard he can work. Finally, Hasselbond accepts him. Karl and Gustaf, the master’s oppressed son, become friends, but their friendship changes to rivalry and hate when Hasselbond begins to favor Karl over his own son. There are issues in the Hasselbond family that Karl is only beginning to understand...

BIOGRAFIA DEL REGISTA | DIRECTOR'S BIOGRAPHY

Ulrika Bengts è nata nel 1962 in un piccolo villaggio di lingua Svedese sulla costa occidentale della Finlandia. Ha studiato scienze politiche all'università di Torku prima di trasferirsi a Stoccolma. Nel 1989 si è diplomata in Regia alla Stockholm Academy of Dramatic Arts. Dopo il diploma è tornata in Finlandia. Ora vive a Helsinki, dove lavora come regista, sceneggiatrice e insegnante alla scuola di cinema. Ha girato più di trenta film tra cui due lungometraggi e numerosi documentari, cortometraggi e serie tv ma anche piece teatrali e radio drammi. I suoi lavori includono i pluripremiati Iris (lungometraggio, 2011), Fling (serie TV, 2004), Now You’re Hamlet! (documentario, 2002) e Highway Eight (documentario, 1992). The Disciple è il suo secondo lungometraggio.

The Director Ulrika Bengts was born in 1962 in a small village on the Swedish-speaking west coast of Finland. She studied political science at the University of Turku before she moved to Stockholm. She graduated as a Film Director from Dramatiska Institutet in Stockholm (nowadays Stockholm Academy of Dramatic Arts) in 1989.  After her graduation she returned to Finland. She lives in Helsinki where she works as a director, scriptwriter and teacher at a film school. She has directed some thirty films: among them two features and several documentaries, short films and TV series as well as theatre productions and radio dramas. Her previous work include the award-winning films Iris (feature, 2011), Fling (TV series, 2004), Now You’re Hamlet! (documentary, 2002) and Highway Eight (documentary, 1992). The Disciple is her second feature film.

FILMOGRAFIA | FILMOGRAPHY

2013 | The Disciple
2011 | Iris
2002 | Now You’re Hamlet! (documentary)
1992 | Highway Eight (documentary)

CHASING FIREFLIES

Titolo internazionale: Cazando Luciérnagas
Colombia | 2013
Colore | HD | DCP | 100’
Lingua originale: Colombiano
Genere: Drammatico
Alice nella Città / European Premiere

Screenings:

8 Novembre, h.14:30 Sala Sinopoli PUBBLICO E ACCREDITATI

CAST | CREW

REGISTA
Roberto Flores Prieto

PRODUTTORI
Roberto Flores Prieto
Diana Lowis

SOCIETÁ DI PRODUZIONE
Kymera Producciones

PRODUTTORI ASSOCIATI
Iván García
Jesús Ferro Bayona
Alfredo Sabbagh
César Tulio Ossa
Ramiro Franco
Kelvin Guzmán
SCENEGGIATURA
Carlos Franco Esguerra

DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA
Eduardo Ramírez González

COLONNA SONORA
José Carlos María
Oliver Camargo May

MONTAGGIO
Andrés Rojas

CAST
Marlon Moreno
Valentina Abril

SINOSSI | SYNOPSYS

Manrique è il guardiano di alcune saline abbandonate in un luogo arido e desolato sul mare dei Caraibi. Con questo lavoro ha trovato  la scusa per isolarsi dal mondo. Tuttavia, la presenza di un cane che ama cacciare le lucciole nel buio e l'inaspettato arrivo di Valeria, la figlia di dodici anni di cui non sapeva l'esistenza, gli daranno un'opportunità di recuperare la voglia di vivere. 

Manrique is the man in charge of guarding what is left from some abandoned salt mines in the middle of an arid and desolate spot close to the sea. In this job he has found the excuse to isolate himself from the world he does not care about. However, the extraordinary appearance of a pedigree dog who likes chasing fireflies in the darkness and the unexpected arrival of Valeria, his twelve-year-old daughter he did not know about, will give this lonely man an opportunity to get the joy of living back.

BIOGRAFIA DEL REGISTA | DIRECTOR'S BIOGRAPHY

Roberto Flores Prieto si è diplomato alla International Film and Television School of San Antonio di los Baños a Cuba.
Come regista i suoi lavori includono il lungometraggio Wounds (selezione ufficiale del Rio de Janeiro International Film Festival nel 2008) e il documentario The daughter of the Light (premiato al DocTv Colombia nel 2009 e nominato all'India Catalina Awards del Cartagena International Film Festival). Ha diretto Chasing Fireflies (2013) e Pink Noise (2014), entrambi lungometraggi finanziati dal Colombian Film Fund, rispettivamente nel 2010 e nel 2009.  Come produttore la sua filmografia include Closing Wounds (2009), documentario premiato dall'Independent Producers Call Mincultura-CNTV e Make up for Blinds (2010), finanziato dal Production Fund del Bogotá Cultural Office; come anche due stagioni del documentario in serie Art and Part.  Recentemente ha diretto il programma televisivo animato per bambini Waldo y los Numerolocos prodotto dalla Universidad del Norte Foundation di Barranquilla, e il tv magazine Travelling per Telecaribe. The Paradise e As far as you can sono i suoi gli ultimi progetti.

A graduate from the International Film and Television School of San Antonio de los Baños, in Cuba, his recent work as a director includes the feature film Wounds, part of the official selection of the Rio de Janeiro International Film Festival in 2008 and the documentary The daughter of the Light, awarded the DocTV Colombia 2009 and nominated to the India Catalina Awards of the Cartagena International Film Festival in the category of documentary. He directed Chasing Fireflies (2013) as well as Pink Noise (2014), both feature films granted the Colombian Film Fund in 2010 and 2009, respectively. As a producer, his filmography includes Closing Wounds (2009), a documentary awarded by the Independent Producers Call Mincultura-CNTV and Make up for Blinds (2010), granted the Production Fund from Bogotá’s Cultural Office. In 2011 he produced the short film For Spanish dial 1 (2010), also granted the Production Fund from Bogotá’s Cultural Office; as well as the two seasons of the documentary series Art and Part. Currently, he directs the animated television program for children Waldo y los Numerolocos produced by Universidad del Norte Foundation of Barranquilla, and the TV magazine Travelling for Telecaribe. The Paradise and As far as you can are two of his most recent projects of feature films in course.

FILMOGRAFIA | FILMOGRAPHY

2014 | Pink Noise
2013 | Chasing Fireflies
2010 | Make up for Blinds (produttore)
2009 | Closing Wounds (produttore)
2008 | Wounds

SITTING NEXT TO ZOE

Titolo internazionale: Sitting next to Zoe
Svizzera | 2013
Colore | HD | 88’
Lingua originale: Svizzero tedesco
Genere: Drammatico
Alice nella Città / World Premiere

Screenings:

11 Novembre, h.14:30 Sala Santa Cecilia PUBBLICO E ACCREDITATI
12 Novembre, h.19:30 Studio3 (replica) PUBBLICO E ACCREDITATI

CAST | CREW

REGISTA
Ivana Lalović

SCENEGGIATRURA
Stefanie Veith
Ivana Lalovic

FOTOGRAFIA
Filip Zumbrunn

MONTAGGIO
Myriam Flury

MUSICA
Marcel Vaid
PRODUTTORI
Olivier Zobrist
Anne-Catherine Lang

SOCIETÁ DI PRODUZIONE
Langfilm / Bernard Lang AG

COPRODUTTORI
Schweizer Radio und Fernsehen, SRG SSR
Teleclub AG

DISTRIBUTORE
Bernard Lang AG

CAST
Runa Greiner
Lea Bloch
Charlie Gustafsson
Bettina Stucky
Roeland Wiesnekker
Siir Eloglu
Adnan Maral

SINOSSI | SYNOPSYS

Asal e Zoe hanno 15 anni e sono migliori amiche. Trascorrono insieme ogni minuto della loro ultima estate prima che le loro vite da adulte inizino davvero. Asal carina ma timida, non vuole altro che avere un ragazzo e Zoe, paffuta e ottimista sogna di diventare una truccatrice professionista. Ma in realtà le cose stanno diversamente: Zoe è costretta a lavorare in un negozio di alimentari durante l’estate, Asal andrà alle secondarie in inverno. Gli obbiettivi estivi sono chiari: Asal vuole farlo la prima volta e diventare così una donna! Quando Kai compare in città lei sa che succederà con lui. I tre decidono di fare una gita al lago e nasce così una passeggiata romantica che presto metterà alla prova l’amicizia tra le due ragazze.

Asal and Zoe are best friends and spend their last summer together before their lives begin in earnest. Asal wants nothing more than to have a boyfriend and Zoe dreams of becoming a make-up artist. But in reality things are very different: Zoe has to work in a grocery store for the summer, Asal will go to secondary school in the fall. The goal for their summer break is soon set: Asal has to lose her virginity, become a woman! And when the 18-year-old Swede Kai shows up in town, she knows to whom. The three of them decide to take a trip to a remote lake. What begins as a romantic hike soon becomes a real test for the girls’ friendship. Sitting next to Zoe is a film about love, friendship and growing up. The film tells a story about searching for ones identity, feeling torn, family, loss and the end of relationships.

BIOGRAFIA DEL REGISTA | DIRECTOR'S BIOGRAPHY

Nata a Sarajevo nel 1982, si trasferisce in Svizzera all’inizio degli Anni Novanta, a causa della guerra. Studia cinema all’Università di Zurigo, mentre i suoi cortometraggi girano i festival più importanti. Sitting next to Zoe è il suo primo lungometraggio

Born in 1982 in Sarajevo. In 1991 she moved to Switzerland because of the war in her home country. In 2004 she attends the ZHdK (Zurich University of the Arts), Film department. In 2008 she receives degree as Designer FH, in 2010 MA in Film directing from the ZHDK.

FILMOGRAFIA | FILMOGRAPHY

2012/3 | SITTING NEXT TO ZOE, Feature (fiction), Production: Langfilm
2010 | LITTLE FIGHTERS, short (fiction), Production: ZHDK
2009 | TIT FOR THAT, short (fiction) Production: ABBC prod.
2008 | I DON’T DREAM IN GERMAN, short (fiction) Production: ZHDK
2006 | JUSQU’AU DERNIER GRAIN DE CAFÉ, short (documentary), Production: ZHDK AWARDS (Selection)

UVANGA

Titolo internazionale: Uvanga
Canada | 2013
Colore | 86’
Lingua originale: Inglese e Inuktitut
Genere: Drammatico
Alice nella Città / Premiere

Screenings:

14 Novembre, h.14:30 Sala Sinopoli PUBBLICO E ACCREDITATI

CAST | CREW

REGISTA
Marie-Hélène Cousineau
Madeline Piujuq Ivalu

SCENEGGIATRURA
Marie-Hélène Cousineau
The Arnait Video Collective

FOTOGRAFIA
Élix Lajeunesse
Alexandre Domingue

MONTAGGIO
Glenn Berman

CAST
Lukasi Forrest
Marianne Farley
Travis Kunnuk
Madeline Piujuq Ivalu
Carol Kunnuk
Peter-Henry Arnatsiaq
Pakak Innuksuk
PRODUTTORI
Marie-Hélène Cousineau
Stéphane Rituit

SOCIETÁ DI PRODUZIONE
Arnait Video Productions
Kunuk Cohn Productions
The Arnait Video Collective

COPRODUTTORI
con il sostegno di
Telefilm Canada - Canada Media Fund - Sodec
Nunavut Film - Québec tax credit
Canadian tax credit and First Air

In collaborazione con
Nunavut Independent TV network

DISTRIBUTORE
Mongrel Media & Métropole Films

SINOSSI | SYNOPSYS

Anna è nervosa quando lei e suo figlio Tomas arrivano nella piccola comunità di Igloolik, nell’Artico canadese, dove 14 anni prima ha avuto una breve relazione con il padre di Tomas, Inuk. Ma Tomas, nato e cresciuto a Montreal, città nativa della madre, non ha mai saputo molto delle sue origini. Tomas è brillante, forte e curioso di conoscere la cultura del padre, che però non è più lì a mostrargli la strada. Per sua madre e la sua famiglia Inuit, la gioia di essere tornati a casa si mischia con le memorie del capitolo breve ma doloroso nelle loro storie condivise. Nel corso delle due settimane che sembrano confluire in un unico lungo giorno sotto il sole di mezzanotte, Anna e Tomas si battono per ricostruire la famiglia che non possono più ignorare di avere.

Anna is nervous when she and her son, Tomas, arrive in the small, close-knit community of Igloolik, in the Canadian Arctic. Anna had a short-lived affair with Tomas’s Inuk father when she worked in Igloolik. But Tomas, now 14 years old, was born and raised in his mother’s native city of Montreal and never knew much about his origins. Tomas is bright, strong and curious about his father’s culture, but his father is no longer around to show him the way. For his mother and Inuit family, the joy of homecoming is mixed with memories of a brief and painful chapter in their shared history. Over the course of two weeks that seem to blend into one long day under the midnight sun, Anna and Thomas strive to rebuild the family they could no longer ignore.

BIOGRAFIA DELLE REGISTE | DIRECTORS'S BIOGRAPHY

Le registe Marie-Hélène Cousineau e Madeline Piujuq Ivalu, dopo aver fondato il collettivo Arnait Video Workshop, coordinano corsi e collaborano nelle produzioni, come nel caso del primo lungometraggio “Before Tomorrow” che hanno co-diretto. Hanno scritto diversi testi a proposito delle donne che girano documentari in Igloolik ed hanno curato numerose mostre fotografiche, in Canada, U.S.A. ed Europa.

Co-Director Marie-Hélène Cousineau formed the collective Arnait Video Workshop, and is its coordinator/trainer as well as an active collaborating producer. Cousineau has written about the experiences of women making video in Igloolik and curated several exhibitions of their work. Her video work has been widely exhibited in Canada, the U.S and Europe. With an MFA in Communications from University of Iowa, Cousineau was also associate professor of Communications at Concordia University in Montreal (1996-1997). She co-directed Arnait’s first feature, “Before Tomorrow”.

Co-Director and featured player Madeline Piujuq Ivalu has been a key elder participant in all projects by Arnait projects since its inception. She was cultural advisor and interviewer for the Arnait productions Women/Health/Body and Itivimiut as well as storyteller, musician, actor and writer for “Qulliq”, “Ataguttaluk” “Starvation”, “Piujuq and Angutautuq” and “Unikausiq”. She presented the videos of the Workshop at the 1996 Qaigit Symposium in Ottawa. She represents Igloolik women to Paukktutit, the Pan-Canadian Inuit Women's organization. She co-directed Arnait’s first feature, “Before Tomorrow”.

JULIETTE

Titolo internazionale: Juliette
Francia | 2013
Colore | 81’
Lingua originale: Francese
Genere: Drammatico
Alice nella Città / International Premiere

Screenings:

10 Novembre, h.15:00 Sala Sinopoli PUBBLICO E ACCREDITATI
10 Novembre, h.19:30 Studio3 (replica) PUBBLICO E ACCREDITATI

CAST | CREW

REGISTA
Pierre Godeau

SCENEGGIATRURA
Pierre Godeau
Saskia de Rothschild

FOTOGRAFIA
Muriel Cravatte

MONTAGGIO
Thierry Derocles
Pierre Godeau
David Dan

MUSICA
Valérie Lindon pour Ré Flexe Music

CAST
Juliette - Astrid Bergès-Frisbey
Padre di Juliette - Féodor Atkine
Antoine - Yannik Landrein
Louise - Elodie Bouchez
Gaétan - Sébastien Houbani
Charles - Roman Kolinka
Lou - Nina Meurisse
Paul - Yoli Fuller
Oscar - Manu Payet
Gaspard - Thomas Durand
Pilar - Camille Grandville
Kimel - Abel Jafri
PRODUTTORI
Nathalie Gastaldo
Philippe Godeau

SOCIETÁ DI PRODUZIONE
LW Production
Pan-Européenne

COPRODUTTORI
Canal+
Ciné+
A plus image 4
Indéfilms

DISTRIBUTORE
WILD BUNCH DISTRIBUTION

SINOSSI | SYNOPSYS

Opera prima di Pierre Godeau , Juliette è una commedia drammatica che racconta la storia di una ragazza di 25 anni –l’età del possibile e dei primi amori- interpretata da Astrid Bergès-Frisbey (Pirati dei Caraibi, La Fille du puisatier)
Il ritratto della generazione Y alle prese con la crisi economica europea, che ha scelto di amare per non piangere e che non ha altra scelta oltre a quella di diventare adulta.

Debut film of Pierre Godeau (who has just passed the twenties), Juliette is a drama comedy which tells the story of a 25years old girl – the age of the possible and of the first love affairs – played by Astrid Berges-Frisbey (La Fille du puisatier). A portrait of the Y generation which is facing the European economical crisis, which has chosen to love instead of to cry and which doesn’t have no other choices than to grow up.

BIOGRAFIA DEL REGISTA | DIRECTOR'S BIOGRAPHY

Ha realizzato cortometraggi e molte clip, come quella di « Big Jet Plane" d’Angus et Julia Stone » è stato supervisore musicale in 11 di queste, 6 realizzate per suo padre Philippe Godeau, produttore. Di fatto Pierre sin da piccolo è in contatto con il mondo del cinema assistendo a molti set cinematografici e racconta di esser stato influenzato  da molti registi incontrati nel corso della sua gioventù: “ [loro]  quando passavano a casa m’incoraggiavano a « fare » soprattutto Jaco Van Dormael che mi consigliava : guarda più film possibili , fai girare la camera e inizia il montaggio”.

Pierre Godeau has realized many short films and music clips - such as « Big Jet Plane » by Angus and Julia Stone – and he has been music supervisor of 11 of these, 6 of which have been directed by his father Philippe Godeau who is a producer. Pierre, since he was a child, has been in contact with the cinema world attending many sets and now tells to have been influenced by the many directors he has met during his youth: “when [they] passed to visit us at home, they used to cheer me up. Especially Jaco Van Dormael used to advise « watch as many films as you can, let the camera roll and start with the editing»”. Juliette is his first feature film.

RUN, BOY, RUN

Titolo internazionale: LAUF JUNGE LAUF
Germania, Francia | 2013
Colore | 35mm | 108’
Lingua originale: Polacco
Genere: Drammatico
Alice nella Città Concorso Young Adult / International Premiere

Screenings:

12 Novembre, h.11:00 Sala Santa Cecilia SCUOLE E ACCREDITATI
13 Novembre, h.19:30 Studio3 (replica) PUBBLICO E ACCREDITATI

CAST | CREW

REGISTA
Pepe Danquart
(Academy Award winner for Black Rider,
To the Limit, Angel of Death)

SCENEGGIATRURA
Heinrich Hadding (Pope Joan)
Uri Orlev (novel)

FOTOGRAFIA
Daniel Gottschalk

MONTAGGIO
Richard Marizy

MUSICA
Stéphane Moucha

CAST
Andrzej Tkacz & Kamil Tkacz as Srulik/Jurek
Elisabeth Duda as Magda Janczyk
Jeanette Hain as Mrs. Herman
(The Reader, The Young Victorian)
Itay Tiran as Mosche (Lebanon)
Katarzyna Bargielowska as Riwa Fridman (The Pianist)
PRODUTTORI
Susa Kusche
Uwe Spiller
Pepe Danquart

SOCIETÁ DI PRODUZIONE
Bittersuess Pictures, Ciné-Sud Promotion
A Company Filmproduktion, B.A. Produktion and Quinte Film

COPRODUTTORI
Alexander van Dülmen
Hanneke van der Tas
Thierry Lenouvel
Antonio Exacoustos
Mirjam Quinte

DISTRIBUTORE
Radiant Films International

SINOSSI | SYNOPSYS

Tratto dal best seller di Uri Orlev - Premio letterario Hans Christian Andersen 1996, Run Boy Run racconta la storia vera di Jurek, un bambino di otto anni che, fuggito dal ghetto di Varsavia, cerca in ogni modo di sopravvivere nascondendosi nella foresta, lavorando come bracciante e fingendo di essere un orfano polacco. In questa Odissea incontrerà persone che lo inganneranno per una ricompensa, lo picchieranno e cercheranno di ucciderlo e ne incontrerà delle altre disposte a rischiare tutto pur di aiutarlo.

Run Boy Run is the true story of Jurek, an eight-year-old boy, who escapes from the Warsaw ghetto, then manages to survive in the woods and working as a farmhand, disguising himself as a Polish orphan. He encounters people who will betray him for a reward, who will beat him up or try to kill him, and he meets those, who will do and risk almost everything to help him. Jurek’s resilience is put to the ultimate test, when an accident cripples him, making it harder to find work. But he struggles on against all odds. Eventually the Russians reach his area and Jurek even finds a family where he could stay. Yet he is betrayed again, and a young man from a Jewish orphanage forcefully tries to bring Jurek back to his people and his faith. As Jurek revisits his hometown and his abandoned home, we find out that the inner voice that has kept him hanging on over the years, is in fact the echo of an earlier incident, a twist of fate that is as heartbreaking as it is encouraging and that will now help Jurek in making a choice between his true and his adopted identity.

BIOGRAFIA DEL REGISTA | DIRECTOR'S BIOGRAPHY

Pepe Danquart ha ricevuto nel 1994 un Oscar® come Miglior Cortometraggio per „Schwarzfahrer“ (1994) ed ha vinto altri numerosi prestigiosi premi per „Nach Saison“ (1994-1997). Con „Heimspiel“ (1999), ha raccontato l’unificazione della Germania narrando la storia della squadra berlinese di hockey „Eisbären“, realizzando la prima parte di una trilogia sullo sport, seguito da „Höllentour“ (2004) e da “Am Limit”. Questi due ultimi titoli hanno ottenuto importanti riconoscimenti come il Bavarian Film Award, due nomination per il German e European Film Award come miglior documentario. Con Susa Kusche, Andrea Roman e Uwe Spiller ha fondato la società di produzione cinematografica “bittersuess pictures GmbH” e dal 2008 insegna Cinema all’Università di Belle Arti di Amburgo. Inoltre è membro della Academy of Motion Pictures Arts and Sciences, della European Film Academy e co-fondatore della German Film Academy.

Pepe Danquart received an Oscar® for „Schwarzfahrer“ (1994) for best Live Action Short Film and he has won several prizes for „Nach Saison“ (1994-1997). With „Heimspiel“ (1999), a movie that tells about German Unification by narrating the story of the Berlin ice hockey team „Eisbären“ he realized the first movie of a sports documentary trilogy, followed by „Höllentour“ (2004) and „Am Limit“ (2007). These two follow-up movies were very successful in theaters and were rewarded with numerous awards such as the Bavarian Film Award and two nominations for German and European Film Award for best documentary. Together with Susa Kusche, Andrea Roman and Uwe Spiller he founded the production company “bittersuess pictures GmbH” and since 2008 he is professor for film at University of fine arts in Hamburg. Moreover he’s a member of the Academy of Motion Pictures Arts and Sciences, of the European Film Academy and co-founder of the German Film Academy.

FILMOGRAFIA | FILMOGRAPHY

2013 | RUN BOY RUN (LAUF, JUNGE LAUF)
2011 | JOSCHKA & MR. FISCHER (documentario)
2007 | TO THE LIMIT (AM LIMIT) (documentario)
2004 | C[R]OOK
2004 | HÖLLENTOUR (documentario)
2002 | SEMANA SANTA
2001 | MÖRDERINNEN
1999 | HEIMSPIEL (documentario)
1998 | PLAYBOYS, cortometraggio, Premiere al Berlinale Film Festival, 1998, in concorso
1994-97 | NACH SAISON (Off Season), Premiere al Berlinale Film Festival, 1997
1993 | SCHWARZFAHRER, cortometraggio, 12 min, 35 mm, b/w., Proiettato in numerosi festival in tutto il mondo e ha vinto numerosi premi, incluso un Academy Award (Oscar) come miglior cortometraggio nel 1994.
1991 | DAEDALUS, 96 min. documentario, prod.: Medienwerkstatt Freiburg, Videolanden, Zurich

NOBODY OWNS ME

Titolo internazionale: Mig äger ingen
Svezia | 2013
Colore | 110’
Lingua originale: Svedese
Genere: Drammatico
Alice nella Città / European Premiere

Screenings:

14 Novembre, h.11:30 Sala Sinopoli SCUOLE E ACCREDITATI
15 Novembre, h.19:30 Studio3 (replica) PUBBLICO E ACCREDITATI

CAST | CREW

REGISTA
Kjell-Åke Andersson

SCENEGGIATRURA
Pia Gradvall

FOTOGRAFIA
Jonas Alarik

MONTAGGIO
Kristofer Nordin

MUSICA
Niko Röhlcke
Gaute Storaas

CAST
Mikael Persbrandt
Ida Engvoll
Saga Samuelsson
Ping Mon Wallén
Tanja Lorentzon
PRODUTTORI
Francy Suntinger

SOCIETÁ DI PRODUZIONE
Filmlance International AB

COPRODUTTORI
Film i Väst AB, Trollhättan
Filmpool Nord AB, Luleå
Sonet Film AB, Stockholm
TV4 AB, Stockholm

DISTRIBUTORE
AB Svensk Filmindustri

SINOSSI | SYNOPSYS

Dopo l'improvviso divorzio dei suoi genitori, Lisa rimane a vivere con suo padre alcolizzato. Con il passare del tempo il loro rapporto si fa sempre più forte, fino a generare in entrambi la convinzione che tutte le persone hanno lo stesso valore. Crescendo Lisa si scopre combattuta tra vergogna e attaccamento finché un giorno è costretta a decidere tra abbandonare suo padre o fallire con se stessa. Nobody Owns Me è una profonda e toccante dichiarazione d’amore incondizionato. La promessa di battersi per tutto ciò che è giusto. 

After her parents' sudden divorce, Lisa lives with her alcoholic father. Their relationship grows stronger and they share a conviction: all people are of equal value. As Lisa grows older she is torn between shame and loyalty. One day she is forced to choose - leave her father or go under herself. Nobody Owns Me is a deeply touching declaration of unconditional love. And a promise to pick up the fight for what is right.

BIOGRAFIA DEL REGISTA | DIRECTOR'S BIOGRAPHY

Kjell-Åke Andersson, regista e sceneggiatore, è nato nel 1949 in Svezia. Il suo debutto alla regia risale al 1992 con Min store tjocke far. Tra i molti film di successo della sua lunga carriera: il family drama Family Secrets (2001), la commedia romantica Let’s Play House and Somewhere Else (2011). Nobody Owns Me (2013) è il suo ultimo lungometraggio.

Director and screenwriter Kjell-Åke Andersson, born 1949, made his directorial debut with Min store tjocke far in 1992. Family drama Family Secrets (2001), romantic comedy Let’s Play House and Somewhere Else (2011) are a few other successful films in his long career. Nobody Owns Me (2013) is his last feature film. 

FILMOGRAFIA | FILMOGRAPHY

2013 | Nobody owns me
2011 | Somewhere else
2009 | Tv-feber
2008 | At least we had good luck with the weather - Again
2007 | Butterflies

TURNING TIDE

Titolo originale: En solitaire
Francia | 2013
Colore | 96’
Lingua originale: Francese
Genere: Drammatico, Avventura

Alice nella Città Concorso Young Adult / International Premiere

Screenings:

9 Novembre, h.11:30 Sala Santa Cecilia SCUOLE E ACCREDITATI
9 Novembre, h.21:30 Teatro Studio (replica) PUBBLICO E ACCREDITATI

CAST | CREW

REGISTA
Christophe Offenstein

SCENEGGIATURA
Jean Cottin
Christophe Offenstein

FOTOGRAFIA
Guillame Schiffman

MONTAGGIO
Véronique LANGE

MUSICA
Victor Reyes
in collaborazione con Patrice RENSON

CAST
(Yann Kermadec) François Cluzet
(Mano Ixa) Samy Seghir
(Marie Drevil) Virginie Efira
(Franck Drevil) Guillaume Canet
(Anna Bruckner) Arly Jover
(Jose Monzon) Jose Coronado
(Lea Kermadec) Dana Prigent
(Denis Juhel) Jean-Paul Rouve
PRODUTTORE
JEAN COTTIN

COPRODUTTORI
SCOPE PICTURES - A CONTRACORRIENTE FILMS
TF1 FILMS PRODUCTION
EUROPEENNE
Geneviève LEMAL - Adolfo BLANCO

CON LA PARTECIPAZIONE DI
CANAL + CINE + TF1

SOCIETÀ DI PRODUZIONE
GAUMONT - LES FILMS DU CAP

DISTRIBUTORE INTERNAZIONALE
GAUMONT
Carole Dourlent / Quentin Becker

DISTRIBUTORE ITALIANO
LUCKY RED

SINOSSI | SYNOPSYS

Interpretato da François Cluzet, con la partecipazione di Guillaume Canet, il film racconta una straordinaria avventura umana a bordo di una barca a vela: la storia dell'amicizia unica e inaspettata tra un uomo e un ragazzo che non avrebbero mai dovuto incontrarsi e che invece, insieme, faranno il giro del mondo.

Played by François Cluzet, with the participation of Guillaume Canet, the film tells the extraordinary human adventure on a sailing boat: the real story of the unique and unexpected friendship between a man and a teenager who should have never met but, together, they lead the most unforgettable round-the-world race ever.

BIOGRAFIA DEL REGISTA | DIRECTOR'S BIOGRAPHY

Regista alla sua opera prima, sceneggiatore e co-produttore, direttore della fotografia.
Precedentemente aiuto alla regia:

Turning tide is his first feature film as a director. He is also screenwriter, co-producer and director of photography.
As director’s assistant:

2012 Blood Ties de Guillaume Canet
2011 Cookie de Léa Fazer
Quand je serai petit de Jean-Paul Rouve
Et maintenant on va où de Nadine Labaki
2010 Il reste du jambon? de Anne Depetrini
Libre échange de Serge Gisquière
2009 Les petits mouchoirs de Guillaume Canet
Mes chères études d’ Emmanuelle Bercot (TV)
2008 Le siffleur de Philippe Lefebvre
Sans arme ni haine ni violence de Jean-Paul Rouve
2007 La clef de Guillaume Nicloux
Pur week-end d’Olivier Doran
2004 Edy de Stéphan Guérin-Tillié
2007 Passe passe de Tonie Marshall
2005 Ne le dis à personne de Guillaume Canet
Cavalcade de Steve Suissa
2003 Le grand rôle de Steve Suissa
Tout le plaisir est pour moi d’Isabelle Broue
À ce soir de Laure Duthilleul
2002 Mon idole de Guillaume Canet

HEART OF A LION

Età consigliata 14+

Titolo originale: Leijonasydän
Finlandia, Svezia | 2013
Colore | HD | DCP | 99’
Lingua originale: Finlandese
Genere: Drammatico

Alice nella Città Concorso Young Adult / European Premiere

Screenings:

13 Novembre, h.14:30 Sala Sinopoli PUBBLICO E ACCREDITATI
14 Novembre, h.19:30 Studio3 (replica) PUBBLICO E ACCREDITATI

CAST | CREW

REGISTA
Dome Karukoski

SCENEGGIATURA
Aleksi Bardy

DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA
Hena Blomberg

MONTAGGIO
Harri Ylönen

COLONNA SONORA
Jean Paul Wall

SUONO
Christian Holm
Niklas Skarp

CAST
Peter Franzén
Laura Birn
Jasper Pääkkönen
Yusufa Sidibeh
PRODUTTORE
Aleksi Bardy

ORGANIZZATORE DI PRODUZIONE
Antti Nikkinen

SOCIETÀ DI PRODUZIONE
Helsinki-filmi, Anagram

DISTRIBUTORE INTERNAZIONALE
The Yellow Affair

SINOSSI | SYNOPSYS

Teppo incontra e si innamora della bellissima Sari, ma la loro relazione non è destinata ad essere una semplice storia d’amore. Teppo infatti è la figura centrale di un gruppo di neo-Nazi e, non appena incontra il figlio di Sari, deve scontrarsi con la realtà del fatto che Rhamadhani è nero. Teppo si trova in un grande dilemma. Da una parte, vuole vivere questa meravigliosa storia d’amore con la donna con cui può finalmente costruire una famiglia, dall’altra parte un lungo e saldo passato basato sulla discriminazione, odio e disprezzo. Tutto sta nel prendere una semplice decisione, scegliere tra odio o amore.

Teppo meets and falls in love with the beautiful blonde Sari. But this is to be no ordinary love affair. Teppo is a central figure in a neo-Nazi group and when he meets Sari’s son, he is in for a big surprise. Sari’s son is called Rhamadhani and he is black. Naturally for Teppo this is a huge dilemma. On the one hand he has this passionate love affair with a wonderful woman, and a chance to fulfill dreams of parenting and family, and on the other a long held belief based on discrimination, ignorance and hatred. When Sari gets pregnant Teppo decides to do his best to make peace with Rhamadhani. With his brother and his old Nazi group threatening over his shoulder, he is forced to make a stand. It's a simple choice between love or hate.

BIOGRAFIA DEL REGISTA | DIRECTOR'S BIOGRAPHY

Dome Karukoski è nato a Cipro nel 1976 ed è uno dei più acclamati giovani registi internazionali. Ha vinto più di 30 premi in diversi festival di cinema e ha diretto ben quattro lungometraggi che hanno avuto uno straordinario successo sul territorio nazionale. Attraverso i suoi film, riesce a trattare di argomenti difficili con la delicatezza che lo contraddistingue. Il suo ultimo film Lapland Odyssey è stato il numero uno al box office finlandese nel 2010 ed è stato inoltre selezionato come miglior film dell’anno al Finnish Film Award “Jussi’s”.
I suoi film precedenti includono Forbidden Fruit (2009), Home of the Dark Butterflies (2008) e Beauty and the Bastard (2005).
Heart of a Lion è il suo ultimo lungometraggio.

Dome Karukoski (born 1976, Cyprus) is one of Finland's most acclaimed young film directors with over 30 festival awards and having directed four feature films that have sold more than 100,000 tickets – the rule-of-thumb measure for a blockbuster in the territory. His films usually look at heavy subjects through a warmer lens. He’s previous film Lapland Odyssey was the number one film in Finnish box office 2010. It was also selected as the best film in Finland that year in the Finnish film awards “Jussi’s”.
His other feature length films include Forbidden Fruit (2009) Home of the Dark Butterflies (2008) and Beauty and the Bastard (2005).
His newest film “Heart of a Lion” tells a story about a Neo-nazi who falls in love with a woman who has a black son.

FILMOGRAFIA | FILMOGRAPHY

2013 | Hearth of a Lion
2010 | Lapland Odyssey
2009 | Forbidden Fruit
2008 | Home of the Dark Butterflies
2005 | Beauty and the Bastard

PATEMA INVERTED

Titolo originale: Sakasama no Patema
Giappone | 2013
Colore | DCP | 99’
Lingua originale: Giapponese
Genere: Animazione

Alice nella Città Concorso Young Adult

Screenings:

12 Novembre, h.11:30 Sala Sinopoli SCUOLE E ACCREDITATI

CAST | CREW

REGISTA
Yasuhiro Yoshiura

SCENEGGIATURA
Yasuhiro Yoshiura

ANIMAZIONE
Daisuke Mataga
Kumiko Otani

MUSICA
Michiru Oshima

MONTAGGIO
Yasuhiro Yoshiura
Eiji Tsuchida
SOCIETÀ DI PRODUZIONE
ASMIK-ACE, INC., Mikio ONO
Purple Cow Studio Japan

DISTRIBUTORE
ASMIK-ACE, INC.
Kayo YOSHIDA

SINOSSI | SYNOPSYS

La storia è ambientata in un mondo sotterraneo, pieno di tunnel che si diramano dappertutto. Le persone vivono vite piacevoli e tranquille, nonostante vivano in spazi oscuri, ristretti ed indossino abiti di protezione. A Patema, la principessa di uno dei villaggi del sottosuolo, piace esplorare i tunnel. Il suo luogo preferito è una “zona pericolosa“, interdetta agli abitanti del suo villaggio e, sebbene lei lo sappia, la sua curiosità non può tenerla distante. In più nessuno ha mai spiegato di che tipo di pericolo si tratti. Ma un giorno, in uno dei suoi viaggi in quei luoghi, Patema si trova davanti ad eventi inaspettati: dove i segreti nascosti vengono alla luce, la storia inizia a dischiudersi. Yoshiura ha scritto: “Ho fatto per quasi tutto il tempo “storie al chiuso”, dai tempi dell’università fino a Time of Eve, ma penso che sia tempo di uscire fuori. Questa nuova animazione è… semplicemente una storia di “una ragazza che incontra un ragazzo” e “un ragazzo che incontra una ragazza”. È una storia estremamente rigorosa ma anche estremamente strana.“

Patema Inverted is a powerfully unique feature-length animation from Yasuhiro Yoshiura, a director out of the world of independent animation who has also drawn attention for his abilities as a teller of stories of original new worlds. With his indies background, he is at home throughout the entire production process, creating the story, writing the script, directing, performing as a voice actor, and editing this dramatic tour de force of a unique fictional upside-down world. Patema has lived her whole life underground, following a catastrophic attempt to harness alternative power sources, when her community were driven to settle in a dark, cramped network of tunnels. She roams them by torchlight, dreaming of adventures on the surface. But she gets more adventure than she expects when she sneaks into a forbidden area that takes her above ground, and Patema’s world is turned upside-down, literally.

BIOGRAFIA DEL REGISTA | DIRECTOR'S BIOGRAPHY

Yasuhiro Yoshiura è regista e sceneggiatore di numerosi cortometraggi animati. Nato nel 1980 a Hokkaido e crescito a Fukuoka, si è laureato presso la Facoltà di Design dell’Università di Kyushu nel 2003. Trasferitosi a Tokyo, realizza l’acclamato film Pale Cocoon nel 2006 e fonda la sua Casa di Produzuione Studio Rikka.

Yasuhiro Yoshiura is a Japanese writer and director of animated short films. Born in 1980 in Hokkaido, and raised in Fukuoka, he graduated from Kyushu University's Faculty of Design (formerly Kyushu Institute of Design) in 2003. He moved to Tokyo following the release of his critically acclaimed film Pale Cocoon in 2006. Yoshiura's production company is called Studio Rikka. He often also provides the voice of a minor character in his works. Sakasama no Patema is his latest film. 

BELLE & SEBASTIEN

Titolo originale: Belle & Sebastien
Francia | 2013
Colore | 98’
Lingua originale: Francese
Genere: Family, Avventura

Alice nella Città / Fuori Concorso in collaborazione con il Festival Internazionale del Film di Roma

Screenings:

9 Novembre, h.16:30 Sala Santa Cecilia PUBBLICO E ACCREDITATI

CAST | CREW

REGISTA
Nicolas Vanier

SCENEGGIATURA
Nicolas Vanier
Juliette Sales
Fabien Suarez

FOTOGRAFIA
Eric Guichard

MUSICA
Armand Amar

CAST
Sebastien - Felix Bossuet
Cesar - Tcheky Karyo
Angelina - Margaux Chatelier
Docteur Guillaume - Dimitri Storoge
Lieutenant Peter - Andreas Pietschmann
Le maire - Urbain Cancelier Andre - Mehdi
PRODUTTORE
Frédéric Brillion
Gilles Legrand
Clément Miserez

SOCIETÀ DI PRODUZIONE
Gaumont e Radar Films

DISTRIBUTORE ITALIANO
Notorious Pictures

SINOSSI | SYNOPSYS

Durante la Seconda Guerra Mondiale, il piccolo orfano Sebastien trova conforto nell'amicizia con Belle, un grande cane dei Pirenei che abita nei boschi intorno al paese. Sebastien, colpito dalla dolcezza dell'animale, dovrà difenderlo da chi lo ritiene un feroce e pericoloso predatore. Ispirato al classico della letteratura francese e alla serie animata che ha appassionato più di una generazione... preparatevi a riscoprire la grande avventura di BELLE & SEBASTIEN, due amici inseparabili.

Ça se passe là-haut, dans les Alpes. Ça se passe là où la neige est immaculée, là où les chamois coursent les marmottes, là où les sommets tutoient les nuages. Ça se passe dans un village paisible jusqu’à l’arrivée des Allemands. C’est la rencontre d’un enfant solitaire et d’un chien sauvage. C’est l’histoire de Sébastien qui apprivoise Belle. C’est l’aventure d’une amitié indéfectible. C’est le récit extraordinaire d’un enfant débrouillard et attendrissant au coeur de la Seconde Guerre Mondiale.

BIOGRAFIA DEL REGISTA | DIRECTOR'S BIOGRAPHY

Nicolas Vanier è famoso in tutto il mondo per le sue imprese temerarie e i suoi racconti e i suoi libri sono stati fonte d'ispirazione per tutto il mondo. Dopo la sua prima avventura in Lapponia, elenchiamo alcune sue tappe tra le più impressionanti.
1982
Spedizione a piedi in Lapponia
1983
Attraversata del selvaggio Quebec del Nord da Schefferville a Ungava Bay seguendo le tracce dei Montagnais in canoa.
1986/87
Per un anno e mezzo, Nicolas e il suo gruppo hanno vissuto la storia dei grandi pionieri del west: hanno camminato per 7000 km attraverso le zone più impervie delle Montagne Rocciose e dell'Alaska, dal Wyoming fino allo stretto di Bering con 12 cavalli, 24 husky, una zattera e due canoe. Su questa impresa sono stati realizzati tre film "Zingari", "Rivières ouvertes" e "Partage des eaux" e due libri nel 1988: "Le triathlon historique" e "Solitude nord".
1990/1991
Spedizione Transiberiana: ossia, attraversamento completo della Siberia da sud a nord per oltre un anno e mezzo, percorrendo 7000 km di tundra selvaggia dalla Mongolia all'Oceano Artico con molti mezzi di trasporto tradizionali, cavalli, slitte con cani, renne, pony e canoe. Su questo viaggio è stato realizzato un film "Au nord de l'hiver" insieme al suo libro "Transsibérie, le mythe sauvage".
1993
Nicolas Vanier ha vissuto insieme ad una famiglia di nomadi Eveny, allevatori di renne e nomadi dell'Artico Siberiano. La storia è raccontata da lui stesso in "La vie en nord".
Maggio 94
Ha pubblicato il libro "Solitudes blanches".
1994-1995
Nicolas ha vissuto per un anno con sua moglie e la loro bambina di diciotto mesi attraversando le Montagne Rocciose e lo Yukon a cavallo, alloggiati in una baita costruita da loro stessi e in viaggio con cani da slitta per 2500 km verso l'Alaska. Da qui il suo libro "La bambina delle nevi" e un film che ripercorre tutto il viaggio disponibile su DVD dal 20 dicembre 1995.
1999
L'ODISSEA BIANCA ha visto Nicolas intraprendere una viaggio attraverso il grande nord del Canada da Skagway in Alaska fino al Quebec, percorrendo 8600 km in meno di cento giorni con i suoi cani da slitta. Le sue avventure sono narrate in un film da 90 minuti nonché nel libro "L'Odissea Bianca" edito da Robert Laffont.
2000
Nicolas ha fondato un'organizzazione chiamata "Les Fauteuils Glissants" che ha lo scopo di rendere possibile per i portatori di handicap intraprendere un viaggio con i cani da slitta e di prepararli ad affrontare le principali gare di slitte trainate dai cani in Alaska.
2003
Nell'inverno del 2003, Nicolas inizia a girare nello Yukon il suo film-fiction chiamato "Le Dernier Trappeur" prodotto dalla MC4.
2004
Nicolas pubblica un libro illustrato per bambini "Le Dernier Trappeur" ed anche un album fotografico "Le Dernier Trappeur".
Gennaio 2005
La Grande Odissea: una corsa di 1000 km attraverso le Alpi coinvolgendo i migliori musher del mondo; si tratta della corsa più importante d'Europa.
Inverno 2005-2006
L'Odissea Siberiana!

Planes

Titolo originale: Planes
Usa | 2013
Colore | 91’
Lingua originale: Inglese
Genere: Animazione

Alice nella Città / Fuori Concorso

Screenings:

8 Novembre, h.11:00 Sala Sinopoli SCUOLE E ACCREDITATI

CAST | CREW

REGISTA
Klay Hall

SCENEGGIATURA
Jeffrey M. Howard
John Lasseter
Klay Hall
Jeffrey M. Howard

MONTAGGIO
Jeremy Milton

MUSICA
James Seymour Brett
PRODUTTORE
John Lasseter
Traci Balthazor
Tony Cosanella
Kip Lewis

SOCIETÀ DI PRODUZIONE
DisneyToon Studios
Pixar Animation Studios

DISTRIBUTORE
The Walt Disney Pictures Italia

SINOSSI | SYNOPSYS

Dai cieli del mondo di "Cars" arriva "Planes", una divertente avventura d'animazione Disney in 3D ricca di azione. Protagonista di “Planes” è Dusty, un piccolo aereo agricolo dal cuore grande e con un unico sogno: partecipare alle gare ad alta quota come aereo da competizione. Ma Dusty non è stato esattamente progettato per gareggiare e soffre di vertigini. Così si rivolge all’aviatore navale Skipper, che lo aiuta a prepararsi per sfidare Ripslinger, il campione in carica. Il coraggio di Dusty sarà messo a dura prova quando cercherà di raggiungere altezze a cui non aveva mai sognato di arrivare prima d’ora, dimostrando al mondo con grande prodezza di sapersi spingere oltre ogni record previsto.

BIOGRAFIA DEL REGISTA | DIRECTOR'S BIOGRAPHY

Klay Hall ha realizzato numerose serie TV e lungometraggi. La sua carriera nel campo dell’animazione comprende Amazing Stories, Cool World, e Mighty Mouse: The New Adventures, prima di debuttare alla regia con The Simpsons, e Family Dog. La prima regia di Klay in computer grafica è stata la serie Father of the Pride, prodotto da Dreamworks Animation e animato da Imagi Studios Nel 2005 Klay diventa story editor per la DisneyToon Studios con Tinker Bell, seguito da Tinker Bell and the Lost Treasure, prodotto da John Lasseter e Sean Lurie.[1]

FILMOGRAFIA | FILMOGRAPHY

2013 | Planes
2009 | Thinker Bell and the Lost Treasure
2004/05 | Father of the Pride
1997/2003 | King of the Hill
1998 | The Simpsons
1992 | Family Dog

SCHOOL OF BABEL

Titolo originale: La cour de Babel
Francia | 2013
Colore | DCP | 89’
Lingua originale: Francese
Genere: Documentario

Alice nella Città / In collaborazione con il Festival Internazionale del Film di Roma

Screenings:

16 Novembre, h.11:30 Sala Petrassi
cerimonia di premiazione
SCUOLE, PUBBLICO E ACCREDITATI
16 Novembre, h.19:30 Studio3 (replica) PUBBLICO E ACCREDITATI

CAST | CREW

REGISTA
Julie Bertuccelli

FOTOGRAFIA
Julie Bertucelli

MONTAGGIO
Josiane Zardoya

MUSICA
Olivier Daviaud
SOCIETÀ DI PRODUZIONE
Les Films du Poisson & Sampek Productions (France)
coproduzione Arte France Cinéma

DISTRIBUTORE
Pyramide Films

SINOSSI | SYNOPSYS

Sono tutti appena arrivati in Francia. Possono essere Irlandesi, Serbi, Brasiliani, Tunisini, Cinesi o Senegalesi. Questi giovani tra gli 11 ed i 15 anni si ritrovano insieme nella stessa classe in una scuola media parigina per imparare il francese. La regista Julie Bertuccelli segue i loro sforzi per apprendere la nuova lingua durante il corso dell’anno scolastico. In questa arena multiculturale, vediamo l’innocenza, l’entusiasmo ed i tumulti interiori di questi adolescenti, colti nel pieno del principio di una nuova vita. Questa visione sfida le idee preconcette a proposito della scuola, della religione e dell’integrazione e manda un messaggio pieno di speranza.

BIOGRAFIA DEL REGISTA | DIRECTOR'S BIOGRAPHY

Figlia del regista Jean-Louis Bertuccelli, dopo aver frequentato il primo anno del biennio di preparazione al concorso per le Grandes Écoles di insegnamento letterario, si laurea in filosofia, prima di diventare una regista di documentari per gli Ateliers Varan nel 1993. Prima ancora di svolgere questo lavoro, però, si impegna come assistente regista, mestiere che pratica fin dal 1991, quando suo padre le chiede di supportarlo nella direzione di Aujourd'hui peut-être con Giulietta Masina. Divenuta aiuto regista anche di Otar Iosseliani, Krzysztof Kieslowski (in Film blu e in Film bianco), Bertrand Tavernier, Emmanuel Finkiel e Rithy Panh, finalmente si mette al lavoro come documentarista di successo, firmando per esempio Un monde en fusion (2001). Il debutto cinematografico come regista arriva invece nel 2003, quando dirige il suo primo lungometraggio a soggetto Da quando Otar è partito, vincitore della Semaine de la Critique a Cannes e all'interno del quale racconta in modo del tutto originale e leggero un tema amaro come quello del lutto. Conquistato anche il César per la migliore opera prima e sfiorata quella per la migliore sceneggiatura (firmata assieme a Roger Behbot e Bernard Renucci), ritorna al cinema nel 2010 con il familiare e australiano L'albero, liberamente tratto dalla favola "Padre nostro che sei nell'albero" di Judy Pascoe, dove si affronta ancora una volta il tema della morte di una persona vicina.

IL MONDO FINO IN FONDO

Titolo originale: Il mondo fino in fondo
Italia | 2013
Colore | 95’
Lingua originale: Italiano, Spagnolo
Genere: Commedia

Alice nella Città / Opera Prima

Screenings:

8 Novembre, h.17:00 Sala Sinopoli PUBBLICO E ACCREDITATI
15 Novembre, h.17:00 Studio3 (replica) PUBBLICO E ACCREDITATI

CAST | CREW

REGISTA
Alessandro Lunardelli (opera prima)

SCENEGGIATURA
Alessandro Lunardelli
Vanessa Picciarelli

CAST
Filippo Scicchitano
Luca Marinelli
Barbora Bobulova
Camilla Filippi
Alfredo Castro
Manuela Martelli
Cesare Serra
SOCIETÀ DI PRODUZIONE
Pupkin Production
Rai Cinema, con il contributo del MiBAC, con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte

SINOSSI | SYNOPSYS

Davide e suo fratello Loris, vivono ad Agro, un paesino del nord Italia. Figli di un industriale della zona, i due lavorano nella fabbrica di passamaneria di famiglia. Davide ha diciotto anni ed è gay, Loris ha quasi trent’anni e non ha idea che suo fratello sia omosessuale, per lui l’unica cosa che conta è il calcio, anzi, l’Inter. E’ proprio per seguire in trasferta la sua squadra del cuore che Loris chiede a Davide di andare con lui a Barcellona a vedere la partita. In Spagna, Davide conosce Andy, cileno ed ecologista convinto, di cui si invaghisce al primo sguardo; Andy invita Davide ad andare con lui a Santiago e il ragazzo non può fare a meno di seguirlo, abbagliato forse, dall’illusione di una fuga d’amore. Arrivato in Cile, Davide entra in contatto con un mondo a lui del tutto nuovo, fatto di lotte ecologiste e di attivisti a capo dei quali c’è Ana, l’ex-ragazza di Andy. Nonostante la delusione amorosa, Davide decide di rimanere a Santiago e di iniziare una nuova vita lontano dal provincialismo di Agro, ma non tutto va come previsto.

WHO IS DAYANI CRISTAL?

Titolo internazionale: WHO IS DAYANI CRISTAL?
Regno Unito, Messico | 2013
Colore | 84’
Lingua originale:
Genere: Documentario
Alice nella Città / Evento Speciale

Screenings:

10 Novembre, h.14:30 Sala Santa Cecilia PUBBLICO E ACCREDITATI

CAST | CREW

REGISTA
Gael García Bernal
Marc Silver

SCENEGGIATRURA
Mark Monroe

FOTOGRAFIA
Marc Silver
Pau Steve Birba

MONTAGGIO
Martin Singer
James Smith-Rewse  

MUSICA
Leonardo Heiblum
Jacobo Lieberman

CAST
Gael García Bernal
PRODUTTORI
Lucas Ochoa
Thomas Benski
Gael García Bernal

SOCIETÁ DI PRODUZIONE
Pulse Films
17 Hanbury St London E1 6QR
United Kingdom
info@pulsefilms.co.uk
www.pulsefilms.co.uk
CANANA FILMS
Zacatecas 142-A Colonia Roma México DF 06700 Mexico
info@canana.net

COPRODUTTORI
Arran Igoe
Marta Nuñez Puerto

DISTRIBUTORE
Mundial Zacatecas 142-A Colonia Roma México DF 06700

DISTRIBUZIONE ITALIANA
P.F.A. Films e PMI Partner Media Investment

SINOSSI | SYNOPSYS

Nel deserto dell'Arizona viene trovato un corpo non identificato, il cui unico segno distintivo è un tatuaggio con la scritta "Dayani Cristal". Il documentario si propone di indagare il mistero nascosto dietro a questo inspiegabile ritrovamento.

BIOGRAFIA DEL REGISTA | DIRECTOR'S BIOGRAPHY

Marc Silver è regista, direttore di fotografia e produttore indipendente i cui film ruotano attorno a temi sociali e ai diritti umani. Tra i suoi corti A Life on Hold prodotto da Amnesty International.
Ha anche collaborato con BBC, Universal Music, The Guardian, UNHCR e The Global Fund. Who is Dayani Cristal? È il suo primo lungometraggio





MY MOMMY IS IN AMERICA AND SHE MET BUFFALO BILL

Titolo originale: MA MAMAN EST EN AMÉRIQUE, ELLE A RENCONTRÉ BUFFALO BILL
Francia | 2013
Colore | 75’
Lingua originale: Francese
Genere: Animazione
Alice nella Città

Screenings:

11 Novembre, h.11:00 Sala Sinopoli SCUOLE E ACCREDITATI

CAST | CREW

REGISTA
Marc Boréal
Thibaut Chatel

SCENEGGIATURA
Jean REGNAUD
Stéphane BERNASCONI
PRODUTTORE
Thibaut CHATEL
Guillaume GALLIOT
ANIM LABEL

SOCIETÀ DI PRODUZIONE
Label Anim in France and  Melusine Productions in Luxembourg

DISTRIBUTORE
SND-Groupe

SINOSSI | SYNOPSYS

Adattamento della graphic novel francese di Jean Régnaud e Emile Bravo. Molte cose son cambiate per Jean da quando la scuola è iniziata. Deve imparare a comportarsi da grande. Questo significa soprattutto venire a patti col fatto che sua madre non torna dal suo viaggio in Africa ed America, iniziato quando è nato il fratellino Paul. L’unica cosa che ha di lei sono le cartoline che gli ha mandato e che la sua migliore amica Michèle gli legge di nascosto. Anche la scuola presenta delle sfide e Jean deve provare a se stesso di essere più forte dei ragazzini che gli rendono difficile farsi degli amici. Ma fortunatamente il bambino ha una fervida immaginazione che usa per esplorare con audacia i paesaggi delle cartoline.

A lot has changed for Jean since he started school. He must now learn to be a big boy. That means coming to terms with the fact that his mother is unlikely to return from the trip through Africa and America she has been on since the birth of his little brother Paul. He only has the postcards she sent him, which his best friend Michèle secretly reads to him. Going to school also presents some challenges, as Jean must prove himself to the older children who make it difficult for him to find friends. Luckily the boy has his imagination, which he uses to boldly explore the exciting places on the postcards.

BIOGRAFIA DEL REGISTA | DIRECTOR'S BIOGRAPHY

Marc Boréal ha iniziato la sua esperienza nel settore dell’animazione. E’ famoso per alcuni programmi TV di cui è regista ed animatore ed in cui ha adattato al piccolo schermo libri classici per bambini.

La carriera di Thibaut Chatel è iniziata con la radio e la pubblicità, prima di fondare lo studio di animazione Animage e la sua società di produzione Label Anim. Ha scritto più di 400 sceneggiature tra serie TV e cortometraggi.

METEGOL

Titolo originale: Foosball Goool!
Argentina | 2013
Colore | HD | DCP | 105’
Lingua originale: Spagnolo
Genere: Animazione
Alice nella Città / Evento Speciale in collaborazione con il Festival Internazionale del Film di Roma

Screenings:

10 Novembre, h.16:45 Sala Santa Cecilia PUBBLICO E ACCREDITATI

CAST | CREW

REGISTA
Juan José Campanella

SCENEGGIATURA
Juan José Campanella
Eduardo Sacheri
Gastón Gorali
Axel Kuschevatzky

MONTAGGIO
Juan José Campanella

FOTOGRAFIA
Félix Monti

MUSICA
Emilio Kauderer

SCENOGRAFIA
Nelson Luty
Mariano Epelbaum

SUONO
José Luis Díaz
PRODUZIONE
Juan José Campanella | 100 Bares
Catmandù

CO-PRODUZIONE
Plural + Jempsa
Antena 3

WORLD SALES
Film Factory

DISTRIBUZIONE ITALIANA
Koch Media

SINOSSI | SYNOPSYS

Amadeo, ragazzo timido ma talentuoso, vede i giocatori del calcio balilla animarsi magicamente vita per aiutarlo a salvare il suo villaggio e riconquistare il suo amore d’infanzia. Con l’aiuto di prodigiosi calciatori, Amadeo dovrà affrontare la più terribile rivale sul campo di calcio: la Champ, guidata dal carismatico Ala Destra. I giocatori del calcio balilla e Amadeo intraprenderanno una grande avventura insieme, come una vera squadra, per riconquistare la dignità che la Champ ha rubato loro.

Amadeo, a shy young man who’s a whizz at table football, sees the foosball figures come magically to life, to help him save his village and win back his childhood love. Together with these ace footballers, Amadeo is ready to take on his most formidable rival on the football pitch: Grosso, guided by the charismatic Right Winger. Amadeo and the fusball players will share a magnificent adventure and become a real team; at stake is their dignity, which the Champ had robbed them of, and now they want it back.

BIOGRAFIA DEL REGISTA | DIRECTOR'S BIOGRAPHY

Juan Jose Campanella, dopo la laurea presso la scuola di cinema della New York University, ha iniziato la sua carriera negli Stati Uniti lavorando per serie televisive come Dr House e Law & Order: Special Victims Unit. Ha diretto e scritto i film The Same Love Same Rain, The Son of the Bride, Avellaneda’s Moon e The Secret in Their Eyes (Il segreto dei suoi occhi) oltre all'acclamata serie tv spagnola Vientos de Agua. È stato premiato con due Emmy per il suo lavoro negli Stati Uniti e nominato due volte nella categoria miglior film straniero agli Oscar®, conquistando la statuetta nel 2010 per The Secret in Their Eyes e un Goya per il miglior film latinoamericano.

After graduating from NYU film school, Juan José Campanella started his career in the US, working on TV series such as House and Law and Order: Special Victims Unit. He wrote and directed the films The Same Love Same Rain, The Son of the Bride, Avellaneda’s Moon and The Secret in their Eyes, as well as the critically acclaimed Spanish TV series Vientos de Agua. Campanella was awarded two Emmys for his work in the United States and has been nominated twice in the best foreign film category at the Oscars®, winning in 2010 for the film The Secret in Their Eyes, which also won a Goya for the Best Latin America film.

NOTE DI REGIA | DIRECTOR’S NOTE

Ho sempre amato l'animazione, ma purtroppo è stata sempre un tabù per me perché il disegno non rientra fra le mie abilità. Provengo dal mondo dei computer e ora che l'animazione ha raggiunto questo mondo, posso sedere assieme a un animatore e utilizzare un codice comune. Molto meglio così, più creativo e comunicativo. Abbiamo ottenuto lo stile del film poco a poco. Attraverso tentativi ed errori e, soprattutto, dopo molti esperimenti. Doveva essere una creazione compatibile con l'animazione 3D, traducibile per il mondo dei computer e, allo stesso tempo, originale, unica nel suo genere. C’è voluto molto lavoro per realizzare questo film e numerose persone di talento, tecnici e creativi, hanno contribuito al progetto e vorrei che fosse apprezzato. Nell’animazione moderna, naturalmente, bisogna conservare un ritmo adeguato ai bambini. Metegol, però, è un film per tutta la famiglia che contiene elementi adatti agli adulti. Ci sono alcune gag che solo gli adulti sapranno cogliere, ma questo non impedirà ai bambini di ridere e divertirsi.

I always loved animation, but unfortunately it was like a forbidden zone for me, because as long as it had to be hand-drawn, it was a skill I couldn’t relate to. I come from the world of computers as an editor and now that animation has reached the computer world, I can sit with an animator and we speak a common language, and to me that’s much better. It’s much more creative and conductive to communication. We worked out the movie’s style little by little, by trial and error and after a lot of testing. It had to be a creation compatible with 3D animation; it had to be translatable to the computer world and at the same time it had to be original, unique. A lot of work has gone into this movie; a lot of talented people, technicians, and creative people…and I’d like that work to be shown. In modern animation, of course you have to have a rhythm for kids, but this a family movie and you also have to have things for the adults. There are certain gags that only adults will get but of course it won’t stop kids from enjoying the movie.

FILMOGRAFIA | FILMOGRAPHY

1979 | Prioridad nacional (cortometraggio)
1984 | Victoria 392 (con Fernando Castets) doc
1991 | The Boy Who Cried Bitch (Bad Boy Story / Il ragazzo che gridava)
1996 - 1998 | Remember WENN (TV series)
1997 | Love Walked In
1999 | El mismo amor, la misma lluvia
2000 - 2010 | Law & Order: Special Victims Unit (TV series – 17 episodi)
2001 | El hijo de la novia (Son of the Bride / Il figlio della sposa)
2004 | Luna de Avellaneda (Moon of Avellaneda)
2006 | Vientos de agua (TV series)
2007 - 2010 | Dr. House – Medical Division (House M. D., TV series – 5 episodi)
2009 | El secreto de sus ojos (The Secret in Their Eyes / Il segreto dei suoi occhi)

MARINA

Titolo originale: Marina
Belgio, Italia | 2013
Colore | HD | DCP | 110’
Lingua originale: Fiammingo, italiano
Genere: Drammatico, biografico
Alice nella Città / Evento Speciale

Screenings:

9 Novembre, h.14:00 Sala Santa Cecilia PUBBLICO E ACCREDITATI

CAST | CREW

REGISTA
Stijn Coninx

SCENEGGIATURA
Rik D’Hiet
Stijn Coninx

DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA
Lou Berghmans

COLONNA SONORA
Michelino Bisceglia

MONTAGGIO
Philippe Ravoet

CAST
Luigi Lo Cascio
Donatella Finocchiaro
Matteo Simoni
Evelien Bosmans
Chris Van Den Durpel
 
PRODUTTORE
Peter Bouckaert | EYEWORKS FILM & TV DRAMA

CO-PRODUTTORI
Jean-Pierre & Luc Dardenne
Delphine Tomson | LES FILMS DU FLEUVE
Cristiano Bortone | ORISA PRODUZIONI

DISTRIBUTORE ITALIANO
Movimento Film
www.movimentofilm.it

DISTRIBUTORE INTERNAZIONALE
Media Luna New Films
www.medialuna.biz

SINOSSI | SYNOPSYS

Sud Italia, 1948. Rocco ha dieci anni quando il padre, Salvatore, decide di emigrare in Belgio per lavorare in una miniera di carbone. L’ambiente grigio della zona mineraria, i gelidi inverni,  una lingua e una cultura straniera rendono, però, la nuova vita di Rocco più difficile del previsto. Contro il volere del padre, il ragazzo cerca una via di fuga nella musica e nell’amore. Rocco seguirà il cuore e la passione per realizzare il suo sogno, diventare un musicista.
Il film è ispirato alla vita del famoso musicista Rocco Granata, noto per aver composto la canzone "Marina".

Italy 1948. Ten-year-old Rocco is growing up in a gorgeous mountain hamlet in Calabria, until one day his father Salvatore decides to seek a better future for his family. The greyish mining landscapes of Limburg, icy winters, a foreign language and culture all put a damper on the little Rocco’s happiness. But still Rocco wants to be like other youngsters: become someone and have a purpose in life. Against his father’s wish and better judgement he seeks an escape through music and love. Rocco follows his heart and passion to fulfil his dream.
“MARINA is the long-awaited film by Stijn Coninx based on the childhood memories of Rocco Granata...”

BIOGRAFIA DEL REGISTA | DIRECTOR'S BIOGRAPHY

Stijn Coninx ha diretto film, serie tv e spettacoli teatrali. I suoi film più conosciuti sono Hector, Koko Flanel, Daens, che hanno riscosso tutti un notevole successo in Belgio e non solo. Inoltre, Daens è stato nominato agli Oscar come miglior film in lingua straniera e il regista ha vinto più di 50 premi in tutto il mondo. “La storia di Rocco mi ha spinto a raccontare di un bambino che improvvisamente si ritrova ad essere immigrato. Marina è un film sull’integrazione, sui conflitti familiari, sull’immigrazione e sull’amore… Nel cuore della storia ci sono un padre, che si sposta fisicamente in Belgio ma che rimane con la sua mente in Italia, e suo figlio, che si lascia fisicamente l’Italia alle spalle e presto inizia a sentirsi insieme italiano e belga.”

Stijn Coninx has directed films, TV series and theatre plays. His most important films are a.o. HECTOR, KOKO FLANEL, DAENS, which were all-time box office hits in Belgium. DAENS was nominated for the “Best Foreign Language” Oscar Academy Awards. Stijn Coninx won more than 50 prizes all over the world with his films.  “Rocco’s story inspired me to make a movie about a child who suddenly becomes an immigrant. MARINA is about immigration, integration, family conflicts, love… At the heart of the story are a father and his son. The father physically moves to Belgium, but in his mind he stays in Italy. His son leaves Italy physically behind, yet feels Italian and Belgian at the same time.” 

FILMOGRAFIA | FILMOGRAPHY

1992 | Daens
1990 | Koko Flanel
1987 | Hector

CONTAINER 158

Titolo originale: Container 158
Italia | 2013
Colore | HD | DCP | 63’
Lingua originale: Italiano, Romanì
Genere: Drammatico
Alice nella Città / Evento Speciale

Screenings:

12 Novembre, h.11:00 Maxxi INGRESSO LIBERO

CAST | CREW

REGISTA
Stefano Liberti
Enrico Parenti

FOTOGRAFIA
Enrico Parenti

MONTAGGIO
Chiara Russo

MUSICHE
Stefano Piro

SUONO
Riccardo Spagnol

CAST
Sasha Sultanamovic
Miriana Halilovic
Giuseppe Salkanovic
Brenda Salkanovic
Remi Salkanovic
SOCIETÁ DI PRODUZIONE
ZaLab

CONTATTI DISTRIBUZIONE
Giulia Moretti
tel: 06/89021680
cel: 333/6127483
e-mail: distribuzione@zalab.org

SINOSSI | SYNOPSYS

Il campo attrezzato di Via Salone a Roma è il campo rom più grande d’Europa. All’interno vivono 1200 persone – rom di varia origine (rumeni, serbi, montenegrini, bosniaci). Il campo è fuori dal raccordo anulare, non è collegato con i mezzi pubblici e non ha alcuno spazio comune. La distanza tra i container dove vivono le famiglie è di circa due metri. I bambini vanno la mattina a scuola in istituti molto lontani grazie a un servizio di pulmini – date le distanze e dato il traffico mattutino, impiegano anche due ore e arrivano quasi sempre in ritardo di almeno un’ora. All’interno del campo, la tensione è alta. Le varie comunità non comunicano; il livello d’istruzione è bassissimo, il livello di disoccupazione altissimo. Il documentario segue la quotidianità del campo: i bambini che vanno a scuola; gli adolescenti che trascorrono le giornate a non far nulla (molti non hanno nessun documento; sono nati in Italia ma non hanno la nazionalità, quella di origine dei genitori l’hanno perduta in seguito all’implosione dell’ex Jugoslavia); gli uomini e le donne adulti che cercano di arrabattarsi con lavori di fortuna.

The “equipped village” in Via di Salone – Rome – is the biggest Roma camp in Europe. 1200 people from different nationalities – Romani, Serbia, Montenegro, Bosnia - are living inside. The camp is outside the town not connected by public transport and without any common space. The distance among the container-houses is about two meters. The children go every morning to the school with a bus service provided by the town council – but because of distance and traffic jams it could take them up to two hours to reach their school. The documentary follows the daily life in the camp: children going to school in the morning; the teenagers without anything to do the whole day (many of them don’t have any paper. They were born in Italy but they don’t have Italian nationality. Nor have they their parents’ one, following the implosion of Former Yugoslavia), men and women who try to find a way with small jobs under the table.

BIOGRAFIA DEL REGISTA | DIRECTOR'S BIOGRAPHY

STEFANO LIBERTI nasce a Roma nel 1974. Giornalista, regista e scrittore, ha lavorato per alcuni anni alla trasmissione di Raitre C’era una volta per la quale ha realizzato diversi documentari. Il suo documentario L’inferno dei bambini stregoni (2010) sui minori accusati di stregoneria a Kinshasa, Repubblica Democratica del Congo, ha vinto il “Premio Anello Debole - sezione tv 2010”. Nel 2012 ha co-diretto con Andrea Segre “Mare Chiuso”, un documentario sui respingimenti degli immigrati in mare che ha vinto diversi premi (- 22° Edizione Festival Cinema Africano, Asia e America Latina – premi ACRA e “Il razzismo è una brutta storia” - Bif&st 2012 | Bari International Film Festival – Premio De Seta - Maiori Film Festival - Premio Rossellini - Bolzano Film Festival 2012 - Premio FICE – Globo D’oro 2012 – Premio Miglior documentario). I suoi libri “A sud di Lampedusa” (Minimum Fax, 2008), e “Land grabbing. Come il mercato delle terre crea il nuovo colonialismo” (Minimum Fax, 2011) hanno avuto numerosi riconoscimenti e sono stati tradotti in diverse lingue.

STEFANO LIBERTI works as a journalist at “Il Manifesto” and collaborates with other newspaper, both Italian (L’Espresso, Ventiquattro, Geo, Anna, Diario della settimana) and international (El Pais semanal, El mundo-cronica, Le Monde diplomatique, Frankfuerter Rundschau, Die Tageszeitung). His first book, South of Lampedusa, about migration routes from Central Africa to the Mediterranean countries, has been called «exemplary reportage, accurate and honest» by Il Corriere della Sera and a «brilliant, cliché-free piece of investigative journalism» by La Repubblica, and he has won the 2010 Indro Montanelli Prize for Journalism.In 2011 he published Landgrabbing. (Minimum Fax). He won Guido Carletti Prize for “social journalism” in 2010; Marco Luchetta Prize as “best news media journalist 2008”; Don Luigi di Liegro Prize for his professionality and social research and the “libertad de expresion 2009” prize, awarded by Spanish magazine “La voz del Occidente”. He worked as director for Raitre broadcasting “C’era una volta”, producing documentaries Human Guinea-Pigs (2008, on pharmaceutical experimentations conducted by the U.S. giant Pfizer in Nigeria) and Give us this Day our Bread (2009 - investigation on the relationship between rising food prices, financial speculation and the increased use of biofuels). He is co-author of documentaries South of Lampedusa (2006) and Like a Man on Earth (2008) by Andrea Segre. His documentary L’inferno dei bambini stregoni (2010) - on children accused of witchcraft in Kinshasa, Democratic Republic of Congo - won “Anello Debole Prize- tv section 2010”.

ENRICO PARENTI è nato a Firenze, ha studiato cinema a Barcellona ed oggi vive a Roma dove lavora come regista e direttore della fotografia. Il suo primo lungometraggio documentario “Standing Army” 2010, ha ricevuto un notevole interesse internazionale: il film è stato comprato ed è andato in onda su tredici televisioni internazionali tra cui Al-Jazeera, ZDF, RT-TV, Fox, YLE, History Channel. A maggio 2012 il film è uscito nelle sale cinematografiche giapponesi ed è stato distribuito negli Stati Uniti in V.O.D. In Italia ha ricevuto due distribuzioni, una in Tv con Fox-FX e l’altra in libreria con la Fazi Editore. Ha partecipato a 29 festival internazionali ed ha vinto tre premi. Dal 2003 realizza cortometraggi, videoclip e documentari e lavora regolarmente con Tv italiane e straniere. Il suo cortometraggio “Zewdu the street child” ha vinto il premio del pubblico al festival del palazzo delle esposizioni di Roma “Fatti un film”, ha vinto il premio Unicef “Miglior regia” al Salento Finibus terrae, nonché un grant da Celtx.com.

ENRICO PARENTI is a former IDEP film student and an Italian-American free-lance filmmaker. He is the author of "Standing Army" a feature length documentary on US military bases that is getting aired by numerous televisions worldwide, home video, theatrical distribution and winner of two awards at international film festivals. He also shot a twenty five minutes documentary on a Brazilian traveling circus and a reportage on the plight of blindness in Ethiopia and numerous short movies. He has also worked as director of photography on various documentaries for the RAI television and on a number of independent productions.

LIKE FATHER, LIKE SON

Titolo originale: Soshite chichi ni naru
Regista: Hirokazu Kore-eda
Paese: Giappone
Anno: 2013
Durata:120’

Screenings:

16 Novembre, h.09:30 Sala Petrassi

SINOSSI | SYNOPSYS

Un giorno Ryota  e la moglie Midori ricevono una telefonata inaspettata dall'ospedale in cui sei anni prima è nato il figlio Keita. Con stupore apprendono che ai tempi vi fu uno scambio di neonati e che Keita non è il loro figlio naturale. Da quel momento, Ryota è costretto a fare i conti con una decisione che potrebbe cambiare per sempre la sua esistenza: scegliere tra il figlio che ha cresciuto come tale e quello che invece gli appartiene per natura.

I WISH

Titolo originale: Kiseki
Regista: Hirokazu Kore-eda
Paese: Giappone
Anno: 2011
Durata:128’

Screenings:

16 Novembre, h.12:30 Maxxi

SINOSSI | SYNOPSYS

Koichi ha 12 anni e vive con sua madre e i nonni a Kagoshima, nel sud di Kyushu. Suo fratello più grande, Ryunosuke, vive con suo padre al nord, ad Hakata. I due fratelli vivono separati dal divorzio dei loro genitori e l’unico desiderio di Koichi è quello di avere la sua famiglia di nuovo riunita. Non appena viene a sapere che le due città saranno preso collegate da una nuova ferrovia, inizia a credere che un miracolo accadrà non appena i due treni si incroceranno alla massima velocità..

SCHEDULE

8 - 17 November 2013

E-Mail: info@alicenellacitta.com
Phone: 06 85305597 | 97606186
Fax: 06 85344314

8 NOVEMBRE

10.30 in concorso • sala alice • scuole
KID di Fien Troch, 2012, 90'', Belgio
Kid è un ragazzo che vive insieme a sua madre e al fratello maggiore Billy, in una fattoria vicino una piccola città. La madre e i due ragazzi, che sono stati abbandonati

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9 NOVEMBRE

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10 NOVEMBRE

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11 NOVEMBRE

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12 NOVEMBRE

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13 NOVEMBRE

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14 NOVEMBRE

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15 NOVEMBRE

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16 NOVEMBRE

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17 NOVEMBRE

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CONFERENZA STAMPA

PREMIAZIONE 2012

ALICE 2012

In Solitario

Esistono persone capaci di compiere imprese sportive straordinarie. Chi li chiama eroi, chi li chiama pazzi. Sicuramente intrepidi e con un pizzico di follia. Io appartengo alla corrente del “chi te l’ha fatto fare”, ma il cacciatore Roland Tembo (Jurassic Park: Il Mondo Perduto) direbbe che uno come Messner ha scalato l’Everest per vivere, non per..bere una bottiglia d’acqua.
Il secondo film in concorso ad Alice Nella Città è In Solitario (En Solitaire).
Yann Kermadec (Françoise Cluzet) ha l’opportunità di realizzare il proprio sogno quando si trova a dover sostituire l’amico Franck (Guillaume Canet) alla prestigiosa Vendée Globe, il giro del mondo in solitaria a bordo di una barca a vela.
L’impresa prenderà una piega del tutto inaspettata quando Franck si accorgerà della presenza di un giovane clandestino a bordo (interpretato dal promettente Semy Seghir) che, qualora scoperto, rischierebbe di compromettere la validità della competizione.
Il francese Christophe Offenstein, alla sua prima esperienza dietro la macchina da presa, riesce in modo molto piacevole a raccontare un rapporto umano particolare, a tratti divertente e commovente, uno di quelli che può sfociare in un morto in mezzo al mare (la convivenza forzata in spazi piccoli fa anche questo) oppure in una grande amicizia.
Cluzet, dopo aver interpretato i panni di un tetraplegico in Quasi Amici, ritorna a raccontare l’amicizia con un’ottima prova di recitazione e si cala perfettamente nella parte dello sportivo ad alto livello. La vela non è solo vacanze in Costa Smeralda e la traversata del mondo in solitaria è sinonimo di enorme sforzo fisico e psicologico, oltre che di pericolosità. Iceberg, balene e tempeste (che in passato hanno messo in difficoltà diversi personaggi, cinematograficamente parlando) non scalfiscono la determinazione di Yann per la vittoria. L’aspetto più duro è l’alienazione che comporta un’avventura del genere. La tecnologia aiuta lo skipper a sentirsi meno lontano da casa, inoltre il tema della famiglia è intenso anche solo attraverso una videochiamata, quando basta un sorriso della propria figlia o la scollatura della propria donna per non perdere la speranza (anche se il reale funzionamento di Skype ha una visione un tantino ottimistica).
In Solitario rischiava di essere un film fatto di belle immagini in mare, invece gli attori e la grande storia di rispetto e solidarietà rendono tutto credibile e godibile con un leggero sorriso sulle labbra, a conferma dell’ottimo momento cinematografico che sta vivendo la Francia.

Ps. La regola è che in barca a vela non si fa la barba! Quella di Yann è un po’ troppo statica, mi puzza.

Pietro Civera per Alice Nella Città

My Mommy is in America and She Met a Buffalo

VOTO: 3 stelle

Domanda: nel 2013 si può ancora parlare, in un film per bambini, della presunta esistenza di Babbo Natale senza finire a Studio Aperto? Non c’è dubbio che il cartone animato di Marc Boréal e Thibaut Chatel, tratto dalla graphic novel francese di Jean Régnaud ed Emil Bravo, sia allo stesso tempo tradizionale ed atipico.
Molte cose sono cambiate nella vita di Jean da quando è iniziata la scuola. Il suo primo giorno di lezioni non sembra essere facile come per tutti gli altri bambini. Accanto a lui non c’è la mamma a tranquillizzarlo, è partita per un viaggio tra America ed Africa da cui non è ancora tornata. Jean è costretto a crescere in fretta e gli unici momenti in cui trova conforto da una vita tutt’altro che facile sono quelli in cui l’amica Michelle gli legge di nascosto le cartoline di “maman”.
Abbiamo parlato di tradizione, e My Mommy is in America and She Met Buffalo Bill la rispetta soprattutto nell’aspetto visivo. I due registi francesi non presentano nessun 3d esplosivo e neanche colori brillanti ma preferiscono riportare al cinema un cartone animato essenziale nei disegni, quasi minimalisti. I tratti somatici dei personaggi ricordano quelli del giovane reporter belga Tintin, prima che ci mettesse le mani Steven Spielberg.
Non sono solo i disegni ad essere tradizionali, in contrasto con gli argomenti ancora attuali, c’è anche un altro elemento: il periodo storico in cui è ambientato il cartone animato. Il giovane pubblico si sarà sicuramente chiesto chi fosse Jean Paul Belmondo, perché tutti giocassero con le biglie o il meccano e non con i Gormiti, per quale motivo la televisione fosse in bianco e nero o perché i metodi di insegnamento della maestra fossero cosi duri. Jean è animato nei presunti anni sessanta/settanta, affascinanti e retrò, ma disorientanti a meno che davanti allo schermo non ci sia un pubblico adulto Quello che incuriosisce (e un po’ spiazza) di “My Mommy” è la naturalezza con cui vengono trattati temi molto forti, se si pensa che il pubblico principale a cui è destinato il film è quello dei bambini. Jean deve venire a patti con la mancanza di un genitore (simile è la situazione che riguarda oggi migliaia di coppie divorziate), un padre che lavora molto ed è costretto a lasciare i figli con la baby sitter, e ancora deve sopportare il bullo della scuola. Il tutto viene compensato dalle belle esperienze che ognuno di noi vive a quell’età come le prime amicizie, i momenti ludici con il fratello più piccolo Paul, le vacanze con i nonni e le prime cotte.
My Mommy is in America and She Met Buffalo Bill si muove con coraggio dove altri non oserebbero (Babbo Natale è sacro, punto) ed i toni cupi, quasi malinconici, lo differenziano da qualunque altro cartone animato o cartoon. Allo stesso tempo è penalizzato perché si colloca in un genere di piccole chicche che non possono competere con colossi come ad esempio Disney Pixar (e neanche vanno paragonate per carità) e non riescono a catalizzare l’attenzione di un target adulto.

Pietro Civera per Alice Nella Città

Un uomo in maschera ad Alice Nella Città

La prima cosa a cui uno pensa quando vede Johnny Palomba vagare per Alice Nella Città è: “ci sarà una manifestazione da qualche parte” oppure “si preannunciano scontri allo stadio Olimpico”. Una cosa è certa, passamontagna bianco, occhiali scuri e felpa nera con cappuccio tirato su lo fanno assomigliare più ad un black bloc piuttosto che ad un supereroe nostrano ben piazzato (non si parla di muscoli). Diversa è la storia per chi già lo conosce. Dietro un nome fittizio, appunto Johnny Palomba, una maschera ed una falsa identità si nasconde un conduttore radiofonico ed uno scrittore che da oltre dieci anni mastica cinema come fosse carbonara. E’ noto al pubblico (specialmente i cinguettatori), non solo perché è uno che non le manda a dire, ma anche per l’idioma romano che contraddistingue il suo modo di esprimersi. Caratteristica molto particolare per uno che, secondo l’editore Fandango, è nato a Bogotà negli anni sessanta e si è trasferito in Italia nei primi anni novanta (significa che Dan Peterson, Ellen Hidding e Garrison possono fare di meglio con la pronuncia).
Johnny Palomba è ad Alice Nella Città per condurre tutti i giorni in diretta video Zero.0, programma di approfondimento su tutto quello che accade nella manifestazione cinematografica dedicata ai giovani. La conduzione romanesca, il piglio ironico e le domande sottili sono il contorno ideale per intervistare chi vive in prima persona il festival (appassionati, giurati, attori, registi ecc..) inoltre, un’ottima pre-produzione, gestita insieme all’Istituto Cine-tv Roberto Rossellini, permette di vedere interessanti e divertenti contenuti video.
Lo sguardo trasversale di Palomba permette di porre l’accento anche su argomenti più leggeri come la figura dello “scroccone da festival” oppure raccontare qual è il modo giusto per trovare contatti e promuovere se stessi in una manifestazione piena di addetti ai lavori (ovviamente se si ha l’intenzione lavorare nel cinema). Non mancano occasioni per ascoltare aneddoti dalla voce di chi è ospite al festival. Attori, registi, produttori, distributori e giornalisti si siedono nel salotto di Johnny e raccontano le loro esperienze a ruota libera e, onestamente, è molto più costruttivo che ascoltare le solite conferenze o lezioni dove i cosiddetti “arrivati” si tengono lontani dal parlare dei reali problemi nell’industria cinematografica, specialmente italiana. (va sempre tutto bene ed è sempre tutto facile…ma poi non è proprio cosi) Zero.0 è un vero e proprio contenitore al cui interno è racchiusa una lettura quotidiana del festival. Peccato solo che manchino le famose Recinzioni del Palomba.

Pietro Civera per Alice Nella Città

Belle & Sébastien

Il cane viene ferito da un manipolo di cacciatori e subito in sala si alza un boato. Il pubblico, adulti e bambini senza distinzione, rimane sconvolto all'idea che Belle possa rimanere uccisa a sangue freddo da un colpo di schioppo. Per fortuna il cane ha la pelle dura e, soprattutto, il giovane Sebastien al suo fianco. Nicolas Vanier porta sullo schermo le avventure della celebre coppia nata dalla penna di Cecile Aubry, e già protagonista negli anni '60 di una serie tv e di un anime giapponese che ha stregato intere generazioni. Si potrebbe storcere il naso davanti a un film incentrato sul binomio cane-bambino, ma fortunatamanete Vanier possiede una sensibilità lontanissima dagli stereotipi hollywoodiani. Colpisce nel segno grazie a pochi, semplici elementi alle totale mancanza di buonismo stucchevole. Belle & Sebastien è, prima di tutto, la toccante storia dell'amicizia tra un orfano alla ricerca di una famiglia e un cane solitario, che dagli esseri umani ne ha subite fin troppe. Non servono colpi di scena, incursioni nei 'grandi temi' quando basta mostrare due piccoli eroi immersi nella bellezza mozzafiato delle montagne francesi. Il regista ha le idee chiare e sa quali corde toccare. A guidarlo nell'impresa pare sia l'istinto del sapiente esploratore (non a caso il suo mestiere parallelo all'attività cinematografica). Persino l'ambientazione negli anni dell'occupazione nazista, celebre dispensatore di facili lacrime e cadute di stile agghiaccianti, diventa cornice di una storia già vibrante e compiuta. Belle & Sebastien è una piccola novella di formazione degna dei migliori romanzi d'avventura, più vicina al primo capitolo di una leggenda già consolidata che alla favola d'appendice. Si rimane affascinati di fronte alla strepitosa alchimia tra il cane e il protagonista Felix Bousset, e alla dichiarazione d'amore di Vanier nei confronti della natura. Dall'inizio alla fine si respira quell'impagabile senso di libertà tipico degli spazi incontaminati, che ancora non hanno conosciuto la mano dell'uomo, o del buio sala di un cinema, tagliata da un fascio di luce.

Andrea Miele

WHO'S DAYANI CRISTAL

Ci sono persone che muoiono due volte. Chi è invisibile in vita, lo è ancora di più nel momento della sua morte: il silenzio che circonda le centinaia di corpi rinvenuti ogni giorno al confine fra Messico e Stati Uniti è davvero una seconda morte, più dolorosa della prima. Perché il mistero di Dayani Cristal? La sua storia non è diversa da quella di chi con lui è partito nella speranza di una vita migliore. Ma tutto parte da quel nome, tatuato, bruciato sul petto, l’unica voce che giunge alle nostre orecchie. Chi è quell’uomo che è stato trovato nel deserto, bruciato dal sole? La vicenda è affrontata da numerosi punti di vista, passando dal documentario informativo alla docufiction a momenti puramente contemplativi (non a caso il film ha vinto il premio per la miglior Fotografia al Sundance 2013), ma questa molteplicità o stratificazione di stili appare come una diramazione che tenta di toccare ogni nervo scoperto di una questione troppo grande per essere risolta in un documentario, ma di cui si sente la necessità di parlare (basti pensare al recente successo di La gabbia dorata – La jaula de oro, che condivide con Dayani Cristal temi, immagini e sensazioni). Il ricorso alla docufiction non deriva da un intento esclusivamente stilistico di commistione di registri (cosa peraltro comprensibile essendo questa l’opera prima del regista), ma risulta invece una sincera volontà di dare di nuovo vita tramite la macchina da presa a questo corpo ormai immobile. Ciò si avverte chiaramente nel distacco fra lo stile posato e controllato delle sezioni informative e il continuo movimento della macchina da presa, rigorosamente a mano, che sembra scuotere e riportare in vita l’uomo che abbiamo visto cadavere nelle prime scene del film. La triplicazione del ruolo di Gael Garcia Bernal, insieme co-regista, produttore e attore protagonista, è un chiaro segnale della forza da cui questo film nasce. L’oscuramento del volto dell’uomo, censurato in postproduzione per il rispetto della privacy, non è solo una falsificazione documentaria, ma funziona invece come un rafforzamento della realtà. Nel quotidiano, la percezione dei migranti è questa: volti oscurati, illegali prima che umani. È qui allora che entra prepotente il lavoro di Marc Silver: dare un nome, un volto, un movimento non solo a quell’uomo sconosciuto, ma alle centinaia di uomini come lui, che ancora muoiono e ancora vengono dimenticati.

Renato Loriga

JULIETTE

Juliette è una ragazza di venticinque anni che dopo aver concluso gli studi, vive in una condizione di paralisi e confusione di fronte alle scelte della vita. L’affascinante quanto semplice parigina, passa incostantemente da un ragazzo all’altro, spaventata dalla stabilità. Tuttavia, tra le notti brave e un dilatato tempo libero, si riserva uno spazio per pensare al suo unico vero amore, Antoine (Yannik Landrein), colui che potrebbe condurla verso la serenità su una strada dritta e senza buche. Discontinuo è anche l’impegno di Juliette nella stesura di un libro illustrato, cominciato fin da quando era bambina. Nel romanzo, che diventa lo strumento terapeutico per la sua crescita, la protagonista è un ragazzina in viaggio per gli USA, insieme ai suoi quattro fratelli. La presenza/mancanza della figura maschile è una preponderante chiave di lettura per la storia di Juliette, che vede soffrire in ospedale il suo adorato padre. La bella sognatrice, ancora incerta sull’avvenire, è alla continua ricerca di un punto di riferimento sicuro, un rifugio protettivo che nei suoi sogni ha la forma di una casa disegnata sulla sabbia ben delimitata, ma senza pareti costrittive. L’attrice (Astrid Berges Frisbey) interpreta in modo autentico uno spirito innocente, mai del tutto contaminato dalle abitudini libere e dagli errori irresponsabili. In forte contrasto con la sorella (Elodie Bouchez), una donna affermata e già con una famiglia al completo, Juliette affronta anche le difficili relazioni con il mondo femminile: la mancanza della madre che vive in un altro Paese e la competizione con le amiche. La sua pura immaturità è perciò segnata dal vuoto enorme di una figura che la guidi verso l’età adulta. Il giovanissimo regista Pierre Godeau, racconta in modo realistico una storia comune, senza renderla singolare nel suo intreccio, senza episodi inverosimili. Tutto è ora emozionante, ora monotono come sembra essere l’esistenza, quando invece tutto cambia. L’autore coglie l’animo inquieto di una gioventù che tutti giudicano anestetizzata, ma che, nonostante la scarsa ambizione, raccoglie i suoi talenti, primo tra tutti quello dell’amore, per imparare a crescere. Da sola.

Linda Roggio

Marina

Marina di Stijn Coninx, è il romanzo di formazione di un cantante e fisarmonicista vintage anche negli anni ’60: Rocco Granata, autore della canzone che dà il titolo al film, che parte come un affresco della miseria calabra nel ‘48, soffrendo, in maniera perdonabile rispetto a quando gli autori di certe mistificazioni sono autoctoni, una visione dell’Italia piuttosto folkloristica: donne more e prosperose, vecchie prefiche, tutte rigorosamente velate; maschi scavati dal travaglio e corrosi dalla gelosia; bambini semplici e allegri che danno lustro al motto non esco dei bei tempi andati. Ma, una volta che il padre (un intenso L. Lo Cascio) emigra in Belgio per fare il minatore, seguito dalla sua famiglia, la moglie (D.Finocchiaro) e i due figli, Wanda e Rocco, il film prende un punto di vista più sociale e intimo. Alle difficoltà dì integrazione linguistica, che generano equivoci divertenti e drammatiche incomprensioni, si alterna il racconto di un rapporto complesso fra un padre minatore e fisarmonicista da sagra e matrimoni campagnoli e un figlio molto innamorato, molto melodico e col desiderio di diventare il Dean Martin della fisarmonica per la sua bella e bionda Marina. Ecco, è qui fra qualche schiaffo poco pedagogico e riconciliazioni a prova di fazzoletto che c’è il cuore di un film oleografico, ma ben confezionato e sentito. Infine, l’uso esclusivo di fiammingo e calabrese, l’italiano è abolito, è un vero spasso!

Nicola Ingenito

SE CHIUDO GLI OCCHI NON SONO QUI

Vittorio Moroni, sceneggiatore per Crialese con Terraferma e regista di Tu devi essere il lupo, singolarissima esperienza produttiva tutta italiana, presenta nella selezione di Alice nella città la sua ultima fatica: Se chiudo gli occhi non sono più qui, scritto dal regista e da Marco Piccarreda, con Giuseppe Fiorello, Giorgio Colangeli e l’esordiente Marco Manaloto, promettente attore di origini asiatiche con l’ambizione dell’ingegneria. Buon segno, il fatto che in Italia si inizino ad usare giovani attori di seconda generazione per ruoli più complessi e meglio scritti rispetto alle macchiette che si sono avvicendate nella prima fase delle migrazioni nel nostro paese. E’ la possibilità di una narrazione più stratificata. E quindi più bella.
Ma torniamo al film.
Moroni e Piccarreda raccontano la storia di un orfano di padre, Kiko, che fa amicizia con un vecchio professore, di cui si percepisce la possibilità di essere un uomo sul “viale del tramonto” sin dalla sua comparsa, che, per espiazione, ha la smania di lasciare a una persona speciale un’eredità importante: la possibilità del perdono. Kiko è l’ultimo, perfetto candidato per il ruolo di discepolo e ereditiere.
I motivi sono la sua biografia, certo, ma anche perché è uno di quelli intelligenti, che non si impegna abbastanza, perché ogni giorno deve lavorare al cantiere insieme al compagno di sua madre, Ennio, interpretato da Giuseppe Fiorello.
La proiezione è avvenuta davanti a un pubblico di coetanei del giovane protagonista. Una chiassosa ciurma di scolaresche romane, che ha applaudito emozionata ogni possibile riverbero ostile alla scuola, che il personaggio più anziano del film ha seminato per quasi tutti i dialoghi, a metà strada fra L’attimo fuggente e il cinismo post–sessantottino, con un corredo di pillole-citazioni, che spaziano da Terenzio a Platone, passando ovviamente per Nietzsche, e danno alla scrittura una qualità artificiale che l’altisonante bibliografia non fa che aggravare e rendere involontariamente comica. Spiace sempre, tranne che in alcuni casi, troppo fortunati, oppure colpevoli di disonestà intellettuale, parlar male del cinema italiano, e, non per campanilismo, ma perché sembra sempre avere le migliori intenzioni, sforzarsi con tutte le sue forze, chiedere consenso, anche troppo. Eppure, qualche volta, duole dirlo, ha ragione la prof, si valuta ciò che si produce, in questo caso ciò che si vede e per Se chiudi gli occhi non sono qui il film si impegna ma non ce la fa. Non ingrana mai, anzi quando fa meno, fa anche meglio di quando si sforza.

Nicola Ingenito

SITTING NEXT TO ZOE

Non è un caso che il film si apra attraverso lo sguardo poco definito di una webcam e i titoli proseguano sullo schermo di un computer: Sitting next to Zoe non ha alla base una storia originale o particolarmente avvincente, ma ha piena consapevolezza di come raccontare ciò che ha da dire attraverso un uso intelligente e calibrato dell’estetica giovanile. Seguiamo Amal e Zoe, due quindicenni che si affacciano all’adolescenza attraversate da tutte le ansie, le paure e le curiosità che quest’età riserva. Il film ha il coraggio e la capacità di non soffermarsi al semplice racconto, ma riesce nell’intento di comunicare tramite le azioni delle protagoniste e non solo affidandosi ai dialoghi. L’opera prima della regista Ivana Lalović è attraversata da una naturalezza che lascia respirare la storia, soppesando con accortezza i momenti parlati a quelli di pausa, interessata non tanto al seguire una linea narrativa ferrea ma a creare immagini, piccoli affreschi di quotidiano che restituiscono in maniera palpabile l’energia delle giovani attrici. L’attenzione non è concentrata sul mostrare dei corpi, ma sulla ricerca della forza che li muove: la narrazione è molto spesso intervallata da momenti di apparente stasi, di piccoli frammenti dove al dialogo si sostituisce la musica o il silenzio e la macchina da presa gira libera intorno alle due ragazze. Queste intromissioni nell’”inutile”, ovvero nel non necessario alla trama, sono in realtà i punti di forza che sorreggono l’intera pellicola, garantendole quella sincerità e freschezza che permette al pubblico di sintonizzarsi quasi letteralmente con le emozioni sprigionate sullo schermo. Da non trascurare, inoltre, il fatto che queste sequenze siano quanto di più vicino ad un’estetica da videoclip (quelli indipendenti piuttosto che al circuito commerciale) che legano in maniera forte il film alla sua colonna sonora, a conti fatti una vera e propria terza protagonista a cui viene lasciata spesso la parola. A coronare la fortunata commistione di elementi, che fanno di questa pellicola un piccolo piacere per tutti, va menzionata la splendida fotografia di toni pastello caratterizzata da una luce sempre viva che non risulta mai artificiale. Sitting next to Zoe è un film che vive di piccoli miracoli e riesce nel difficile intento di esser mosso da una sincerità, magari ingenua, ma che inevitabilmente arriva al cuore dello spettatore.

Renato Loriga

CONTAINER 158

Un buon documentario non ha la necessità di informare il suo pubblico su ciò che viene rappresentato sullo schermo. O meglio, può fare a meno di dover ricorrere a dati, statistiche o interviste frontali, elementi che spesso arrivano in modo freddo allo spettatore. Ben più importante è riuscire a mettere in scena il lato umano della storia che si vuole raccontare. È questo il caso di Container 158, il documentario di Stefano Liberti e Enrico Parenti, realizzato nell’arco di un anno, che si immerge nella realtà del campo rom di Salone, in provincia di Roma, un cosiddetto “villaggio attrezzato” che ha più l’aria d’essere un ghetto, con tanto di recinzione, videosorveglianza e impossibilità di accesso ai non residenti. Nonostante l’intento sociale dei registi sia ben chiaro, essi hanno il merito di non imporre nessuna visione allo spettatore, poiché lasciano la parola ai diretti interessati, gli abitanti del campo. Per una volta, l’interesse è rivolto ai volti e ai corpi che non vogliamo vedere o che vengono allontanati dai nostri occhi. Molto poco viene spiegato della situazione, ma ciò non influisce negativamente sulla fruizione del documentario, perché esso rappresenta un ideale primo passo verso un’informazione (e un azione) nei riguardi dell’integrazione. Dati e statistiche, dopotutto, sono reperibili ovunque, mentre le emozioni che suscita il poter vedere sullo schermo le storie individuali di un gruppo etnico che fin troppo spesso viene stereotipato e accomunato sbrigativamente sotto epiteti collettivi come zingari o nomadi e in questo modo de-umanizzato, provocano ben più che una semplice presa di coscienza. E il merito di ciò va al lavoro svolto dai due registi che, senza risultare mai invasivi ma anzi dimostrando una vicinanza sincera con i soggetti da loro scelti, seguono numerose persone nel loro quotidiano, riuscendo a mantenere intatta una naturalezza tutt’altro che artificiale. Vi è la consapevolezza della presenza dell’occhio della macchina da presa ed esso viene usato come veicolo di informazione. Lo sguardo adottato non è indagatore o pietista, né genera una complicità forzata, ma è anzi sempre al fianco dei protagonisti. Container 158 non esplicita in maniera frettolosa la denuncia riguardo alla realtà trattata poiché l’assurdità della situazione si delinea da sé lungo l’arco del documentario, grazie anche agli interventi dei diretti interessati e in special modo dei bambini e ragazzi che all’occasione esprimono una visione tenera, ma allo stesso tempo lucida, della realtà che li circonda.

Renato Loriga

Heart of Lion

E’ incredibile come un semplice simbolo, impresso su una fotografia o su uno schermo, possa creare sgomento e fastidio negli animi di chi lo osserva. Sono trascorsi diversi anni, eppure la svastica riconduce inevitabilmente a un periodo della nostra storia difficile da raccontare. Il cinema spesso parla di olocausto, ma non sempre capita di vedere un film che ci ricordi che non tutte quelle vicende appartengono al passato.
E’ quello che riesce a fare il regista cipriota Dome Karukoski, portando ad Alice Nella Città il lungometraggio in concorso Heart Of Lion (Leijonasydän). Teppo (Peter Franzèn) si innamora della splendida Sari (Laura Birn), ma la loro relazione è destinata a non essere una semplice storia d’amore. Teppo è il leader di un gruppo di neo-Nazi finlandesi (una comunità di fondamentalisti somiglianti a tori muscolosi, rasati e tatuati) mentre Sari dalla precedente relazione ha avuto un figlio nero, Rhamadhani (Yusufa Sidibeh). Teppo si troverà a dover scegliere tra uno dei due fuochi che ardono dentro di sé: costruire una famiglia o votarsi al credo nazista basato su discriminazione, odio e disprezzo. Heart of Lion è un dramma crudo, mai eccessivo ed emozionante che, oltre a trattare con delicatezza un’argomento tristemente attuale, racconta un’intensa storia d’amore ed amicizia. Il film scorre piacevole per tutti i cento minuti della sua durata, anche grazie all’ironia sottile che Karukoski mette nei suoi personaggi. I dialoghi sono quelli espliciti e diretti della tipica coppia di persone “tagliate con l’accetta” (più zucconi che studiosi di Harvard) ma si sorride di gusto molto spesso (c’è chi giura sulla propria vita, chi sui propri genitali).
Bella la fotografia ed ottima la prova attoriale dei protagonisti (curiosamente somiglianti a Robert Carlyle, con qualche muscolo in più, e Sienna Miller, con un po’ di stile in meno e la ricostruzione). Franzèn ha un viso e delle espressioni estremamente comunicative e si trova a dover gestire rapporti che oscillano tra sentimenti di odio e amore: con il fratello naziskin (Jasper Pääkkönen – lui invece assomiglia a Steve O di Jackass), con il gruppo di devoti gabber-Nazi e con il giovane Rhamadhani. Teppo possiede una rabbia repressa che sfoga insieme al gruppo tramite l’uso della violenza, ma sceglie di intraprendere un percorso diverso, scoprendo che forse l’unica cosa contro cui combatte è la sua paura di cambiare. La diversità a volte implica l’esilio dal branco, ma se si ha la forza ed il carisma di sopravvivere, quel cambiamento sarà forse di esempio.
Applausi scroscianti in sala premiano la pellicola di Karukoski a fine proiezione, Heart of Lion emoziona e convince.

Pietro Civera

IL SUD E' NIENTE

L’ultimo film italiano della sezione “Alice nella città” è Il Sud è niente di Fabio Mollo, trentacinquenne calabro al suo esordio. Dopo una lunga gavetta di cortometraggi, fra cui Al Buio e Giganti, menzione speciale ai Nastri d’argento, Mollo racconta la sua terra, il Sud, attraverso la storia della elaborazione di un lutto. Grazia, interpretata dalla bella e intensa Miriam Karlkvist, anche lei al suo esordio, è una ragazza dai tratti estremamente maschili, la quale cerca di nascondere e reprimere qualunque morbidezza del corpo in virtù di un’identificazione, prima di tutto fisica, col fratello scomparso nel nulla, quando lei aveva 12 anni. La sua famiglia è composta dalla nonna, un’Alessandra Costanzo, che sembra uscita fuori da un romanzo sud-americano per la commistione di dolcezza e dolore che porta nello sguardo e da suo padre, cui presta il volto, spesso arrabbiato, Vinicio Marchionni, impegnato in un personaggio di uomo rude, ma dal cuore tenero, che nasconde un segreto che verrà rivelato solo sul finale.
Il film affronta la tematica adolescenziale con un’estetica interessante.
I mutamenti di Grazia arrivano attraverso immagini seducenti, in cui la protagonista tocca il proprio corpo come a cercarne le linee. Oppure, fasciata da una t-shirt azzurra, lavora nella pescheria paterna e scorrazza in moto per il paese, assomigliando a un bad boy di Van Sant, made Calabria. O, altre, di genere più onirico, in cui, avvolta da un amniotico Ionio, l’attrice si dona nuda, come una sirena che ha preso forme definitivamente umane.
E’, infatti, il passaggio della linea d’ombra da una prospettiva ambiguamente femminile, il punto in cui il film riesce meglio. Mentre, per il resto, s’intorbidisce in un racconto a metà strada fra un certo realismo magico, troppo convenzionale, si pensi alla storia dei morti che tornano alle proprie case in certi periodi dell’anno o peggio, all’agghiacciante scena, involontaria citazione de Il sesto senso, in cui il fratello, probabilmente morto, aspetta tutti a casa; e, la classica evergreen storiella di mafia, che riduce vincitori e vinti a una commedia manichea, stereotipata e, anche, poco credibile.

Nicola Ingenito

METEGOL

Abbiamo deciso di dare spazio a due critiche opposte, che ci sembravano entrambe opportune. Il match del perchè sì e del perchè no lo giocano Linda Roggio e Andrea Miele. A voi la decisione.

Perchè sì...Linda Roggio
Una piccola città, un ragazzo e un minuscolo campo da calcetto. Una dimensione in scala ridotta che non si è mai misurata con grandi sfide. Amadeo cresce in un bar di reietti, vincendo le sue partite al calcio balilla in una sfera rassicurante dove non può mai perdere. Quel gioco spesso considerato l’antitesi dello sport per definizione, rappresenta per Amadeo una vera ragione di vita; con passione ed esperienza conosce tutte le mosse dei suoi giocatori, che ha battezzato uno per uno. Quando un evento inaspettato metterà in pericolo l’intero villaggio, saranno proprio loro, amici di tutta una vita, ad aiutarlo. Una lacrima di Amedeo darà la vita ai suoi irriverenti goleadores, probabilmente i veri protagonisti del film che, se da un lato conferiscono un certo ritmo alla fabula, dall’altro la mettono in ombra. La lotta contro “il cattivo”, un vero calciatore professionista, affrontato dal gracile Amedeo per riconquistare la sua bella, passa infatti in secondo piano, lasciando ampio spazio alle gag dei calciatori, che ricordano la goliardia degli sketch dei Monty Python. I verdi e i rossi (o bordeaux?) sono molto più caratterizzati dei personaggi riconosciuti come principali: ritroviamo anche tra loro la componente della competitività, il tema della sfida-gara-partita, forse a tratti un po’ densa di machismo, ma anche profili tipologici più complessi (come il calciatore che dispensa aforismi), che allarga decisamente il target del film. Ad ogni modo, pur comparendo davvero troppi personaggi, essenziali per dipanare la trama se si considera che ci sono due squadre intere di calcio e metegol (calcio balilla), non arriva confuso il messaggio di un finale poco scontato. Nella realtà calcistica a cui assistiamo, la tifoseria non bada alla corruzione delle squadre e, nel cartone, è proprio il pubblico dello stadio ad assegnare la vittoria sulla base dell’onestà e della sincera passione dei giocatori.

Perchè no...Andrea Miele
Gli ultimi film Disney-Pixar e Dreamworks sono segnale di una crisi creativa capace di mettere in seria discussione il monopolio americano nel campo dell'animazione. Quale occasione migliore per cogliere la palla al balzo e sottrarre lo scettro con una megaproduzione 3D? Il premio oscar argentino Juan José Campanella si lancia con coraggio contro i colossi e, purtroppo, fallisce nell'impresa. Il problema di Metegol, più che nella qualità tecnica, risiede nella sceneggiatura: strampalata, poco affascinante e, nel complesso, confusa. Metegol è l'amalgama mal riuscito di molti elementi vincenti dei film animati (trama avvincente, un valido obiettivo per l'eroe, dei comprimari comici, un qualche strizzata d'occhio agli adulti). La forma del racconto favolistico, credibile persino in quella fiera dissacrante che è “Shrek”, risulta datata e fuori luogo. L'errore più grande che si possa imputare al regista e all'intera produzione è di aver investito il sostanzioso budget in un progetto poco competitivo, massacrato da una struttura narrativa esplorata in mille salse (il paternalismo della lotta buoni e onesti contro i cattivi cinici, Davide contro Golia) e dalla inutile pioggia di personaggi: tra giocatori del calcio balilla, abitanti del paesello e banda di cattivi si aprono fin troppi sentieri in una trama che sottrae spazio a caratterizzazioni efficaci, e come se non bastasse frena il coinvolgimento nella vicenda. Per fortuna, in un film dedicato al calcio, i pochi punti forti riguardano il mondo dello sport. La parodia iniziale 2001: Odissea nello spazio, con scimmie che entrano nella civiltà prendendo a calci un teschio culmina nell'esilarante ellisse in cui un pallone sostituisce l'astronave, e la satira delle leggi dell'audience sono più graffianti e azzeccate della media. Il solo personaggio dell'agente del cattivo di turno apre riflessioni inquietanti sulla spersonalizzazione e sul culto delle star della società contemporanea. The show must go on, il marketing segue ciò che il pubblico chiama a gran voce dagli spalti. I desideri sono indotti ed esauditi secondo precise e calcolate strategie. Metegol, paradossalmente, è coerente con lo spirito del tenero protagonista Amadeo: rimane in disparte, non attira troppo l'attenzione. É un peccato però. Aveva molte carte in tavola per brillare come le stelle più longeve.

Linda Roggio e Andrea Miele

PATEMA INVERTED

Patema vive in una città sotterranea. La fotografia di un paesaggio illuminato dal sole è l’unica prova dell’esistenza di un mondo esterno. Affamata di curiosità, la ragazza si avventura nei tunnel fino alla zona proibita. Scoprirà di aver raggiunto un punto della terra in cui la gravità è il primo nemico da combattere. L’animazione giapponese è spesso sinonimo di Hayao Miyazaki, artista dalla fama planetaria e consacrato da orso d’argento, premio oscar e leone alla carriera. Ma al grande pubblico occidentale risulta ancora difficile districarsi nel complesso mondo degli anime. “Patema inverted” non fa differenza: ai nostri occhi il Sol Levante equivale a una terra esotica anche dal punto di vista cinematografico. I più celebri registi orientali, Miyazaki compreso, fanno breccia a ovest grazie a un immaginario e un’impronta culturale facilmente comprensibile, mentre altre sono condannati a un limbo di perplessità e indifferenza. È estremamente frustrante non essere in grado di comprendere a fondo un film, lontano dai nostri soliti e solidi punti di riferimento. Dialoghi e trame, apparentemente assurdi, richiedono spettatori smaliziati alle caratteristiche del genere. In caso contrario la visione equivale a un lungo e noioso viaggio nel buio. Ci si può consolare con i temi ricorrenti di un certo cinema giapponese: “Patema inverted” rientra nella lunga tradizione di film pervasi dal terrore nucleare (il mondo sottosopra è il risultato disastroso di un esperimento scientifico) che al di sotto della superficie raccontano una società traumatizzata, afflitta dal senso di colpa, scettica nei confronti della bontà del progresso. Come in altri casi la ricostruzione della comunità distrutta sfocia inevitabilmente in un regime autoritario onnipresente e unico detentore della verità. La risposta all’oppressione è l’amore tra Patema e Age, abitante del ‘mondo invertito’, e solo la fratellanza sarà in grado di riportare armonia e pace in un mondo frammentato. Tuttavia è lecito per lo spettatore chiedere più del solito romance a lieto fine. Una volta messo da parte l’analfabetismo nei confronti degli anime risulta più semplice prendere coscienza di quanto siano universali le insicurezze dei personaggi di “Patema inverted”: in Occidente e in Giappone chiunque può provare la paura di ritrovarsi solo, in un mondo reso ostile e inospitale da troppi errori umani. Eppure il ponte tra i due mondi è ancora ben lungi dall’essere completato.

Andrea Miele

Intervista a Paolo Mereghetti

Paolo Mereghetti, firma del “Corriere della sera” e curatore del “Dizionario dei film”, è tra i più autorevoli e influenti critici cinematografici italiani. L’abbiamo incontrato al Villaggio di Alice Nella Città e ha risposto alle nostre domande.

Quando ha capito che non le bastava più essere spettatore e ha desiderato scrivere di cinema? È stato grazie a un film, un regista o un’esperienza particolare?
L’ho capito quando mi sono accorto che i film non erano solo un divertimento, come erano stati nella mia adolescenza, ma potevano aiutarmi a capire qualcosa e avevano bisogno di un approfondimento. Contenevano delle cose che non sempre emergevano alla prima visione. Ho cominciato così, pensando che i film mi aprissero la testa e aiutassero a capire meglio il mondo che avevo intorno, come una finestra sul mondo. Questa esperienza l’ho vissuta negli anni ’60, particolarmente stimolanti per il cinema. Ho vissuto un momento abbastanza privilegiato. Viaggiavano in parallelo il vecchio cinema classico americano e il nuovo cinema (come la nouvelle vague francese, cecoslovacca, il free cinema inglese) che contestava i maestri. Il primo raccontava e sostituiva il mondo, il secondo cercava di decostruirlo e smontarlo. Una persona poi si affeziona maggiormente a certi registi: per me Orson Welles, Fritz Lang, Bunuel, ma non c’è un film in particolare che mi abbia illuminato.

Come nasce la recensione? È un processo schematico/tecnico o creativo? Da dove parte quando scrive una recensione?
Parto dal film. Anzi, fondamentalmente parto da chi mi legge. Negli anni mi sono convinto che una persona faccia critica per poter aiutare lo spettatore. Ci sono vari tipi e livelli di spettatori, ma dal mio punto di vista non scrivo recensioni perché voglio fare lo scrittore. Quando dico che parto dal film, oltre a fare una battuta, dico una cosa vera, perché parto dall’oggetto dell’analisi e uso un linguaggio comprensibile, pensando ai lettori. Ognuno ha il proprio gusto di scrittura. Mi viene spontaneo scrivere come se stessi preparando un articolo, è il giornalismo la mia scuola! Attacco, conclusione, specifico svolgimento del tema. Probabilmente, è una ricaduta dei miei studi di filosofia. Cerco di collegare tutti i passaggi secondo una logica deduttivo-induttiva. Ci sono critici che saltano da un argomento all’altro. Secondo me ricordarsi il film e il pubblico sono le due cose fondamentali. Alcune volte leggo recensioni anche straordinarie, ma che prendono il film come pretesto per le loro elucubrazioni. Alla fine però se devo leggere una critica voglio sapere come è quel film. Se mi aiuta a capirlo.

Cambia il suo stile di scrittura a seconda del pubblico di lettori?
Se rileggo le cose che scrivevo quando avevo vent’anni un po’ mi vergogno, ma sono cose che succedono a tutti. Più che lo stile, cambia il linguaggio. Faccio il critico per il “Corriere della Sera”, che ha lettori appassionati di cinema, ma non è detto che sappiano cosa sia un piano sequenza. È chiaro che certi termini tecnici vanno usati, ma penso che il mio scopo fondamentale sia di tipo didattico: devo aiutare il lettore medio. Quando, invece, scrivo per il mensile “Lo straniero” mi rendo conto che certi passaggi logici posso saltarli, do per scontato che certe cose si sappiano. In questo senso lo stile è diverso l’uno dall’altro.

Pensa che un critico debba ascoltare il lato razionale o affidarsi all’istinto e al gusto?
È chiaro che il giudizio di un film passa attraverso il gusto che ho formato in questi anni. Però ho sempre cercato di razionalizzare. Ho messo a punto un’idea di cinema che ho cercato di controllare. Il problema è che delle volte bisogna essere così umili da capire che le proprie griglie interpretative non vanno bene per alcune opere che abbiamo di fronte. In questo mi aiuta la storia del cinema: le avanguardie e certe rotture fondamentali mi hanno aiutato a capire che non sempre bisogna ragionare nello stesso modo. La prima cosa che debba fare un critico è capire l’oggetto: che senso ha, perché è stato fatto, in nome di che cosa. E, in seguito, trarre dei giudizi.

Oggi quanto conta la critica e quanto conta il pubblico? La critica serve ancora ad attirare una fetta importante del pubblico o è una lettura per appassionati?
L’influenza della critica sull’andamento di un film è minima. Un film medio conquista l’attenzione del pubblico attraverso altri elementi, come una campagna stampa intelligente ed efficace. La critica ha forza nel momento in cui la credibilità di un critico fa breccia su opere nascoste e stimola l’interesse del lettore. Questo però succede principalmente con i piccoli film.

Le è mai capitato di ricredersi su un film?
Certo! Spesso dei film toccano corde personali e perciò si tende a sopravvalutarli o sottovalutarli. Frenare questa influenza è fondamentale. Altre volte mi rendo conto di non averli capiti affatto. Ma credo sia sembra sacrosanto e umano.

Trova difficoltoso o stimolante redigere un dizionario con collaboratori che hanno idee diverse di cinema?
È chiaro che quando ho selezionato quelle cinque, sei persone che lavorano con me ho cercato di trovare una certa sintonia. Ci sono sicuramente differenze rilevanti. Cerco di essere sufficientemente onesto con chi la pensa diversamente e di capire le sue ragioni. Però il dizionario porta il mio nome e passa la mia visione del cinema.

Nel dizionario è poco clemente con un gigante del cinema come Antonioni.
Non è assolutamente vero! Penso che il primo Antonioni sia un grandissimo regista, Il grido è geniale. L’ultimo Antonioni invece, a partire da Deserto rosso, credo sia un artista diventato specchio di sé stesso. Cosa rispettabilissima, dato che non faceva i film per me, ma agli inizi, e questo è un aspetto molto curioso, utilizzava generi tradizionali come giallo e melodramma e li smontava dall’interno, per mettere in evidenza gli accadimenti psicologici invece di quelli narrativi. Poi si è trasformato nell’”Antonioni di Antonioni”. Forse alcuni suoi film andrebbero rivisti. Mi hanno detto che Zabriskie point continente intuizioni che, viste oggi, risultano più interessanti di allora.

Un regista contemporaneo sopravvalutato?
Tarantino, anche se Bastardi senza gloria mi era piaciuto molto. Penso che per dare un giudizio completo si debba vedere i film a distanza di dieci anni. Il tempo aiuta a capire molte cose, mentre al momento della prima visione si è troppo coinvolti nel presente. Comunque nessuno è perfetto, come diceva quel tale alla fine di quel film.

Consigli spassionati per i giovani critici
Primo: non esiste solo il cinema nel mondo. È importante leggere molto: Dickens da sapere a memoria, così come Faulkner e Victor Hugo. Andare alle mostre, perché i quadri aprono la mente quanto i grandi romanzi. Secondo: amare il cinema. Sembra strano, ma ogni tanto scopri che le persone non amano veramente il cinema. Terzo: ricordarsi che i film sono sempre più importanti di te. È lecito dire ‘un film schifo’, ma sempre con il dovuto rispetto. Spesso il critico, nel dispensare giudizi dall’alto, si considera più importante di qualunque altra cosa. Infine, il confronto costante con il pubblico che ti legge. L’aspetto deleterio degli spazi online è l’assenza di un confronto diretto con qualcuno. Tutti si parlano addosso. Ho sempre considerato importante avere sopra di me un redattore, un capo redattore, un giornale, i lettori del giornale, con cui devo fare sempre i conti. Altrimenti anche io parto per la tangente e racconto le mie cose. Già annoio i miei figli, figuriamoci gli altri!

Andrea Miele e Pietro Civera

Intervista ad Astrid Berges Frisbey

La Redazione di Alice nella Città incontra Astrid Berges Frisbey Juliette, la bellissima protagonista di Juliette, diretto dal giovane Pierre Godeau. Accolta come la sirenetta dei Pirati dei Caraibi e ospite al Festival di Roma per la seconda volta, ci racconta il suo personaggio con quella grande invenzione francese che è uno charme impeccabile. Juliette termina i suoi studi all’età di venticinque anni e si trova a dover fare scelte importanti che ai suoi occhi appaiono definitive. Senza ricorrere a un intreccio ben definito, il film è “une tranche de vie”, ci spiega Astrid, lo spaccato di una condizione che coinvolge ben più di una generazione che preferisce rimandare le decisioni per vivere in una libertà illusoria. “La nostra generazione è molto più indecisa rispetto al passato, perché abbiamo così tante opportunità a disposizione che valutare l’opzione giusta è complicato. In futuro, anche in età adulta si soffrirà sempre di più di questa situazione”. Le incomprensioni familiari, la confusione sentimentale, l’immobilità rispetto ad ogni prospettiva lavorativa, fanno da cornice a questo paradosso della scelta. Nonostante una vasta scelta possa condurre razionalmente a imboccare la strada più giusta con maggiori probabilità, questo ventaglio di soluzioni porta alla paralisi. Astrid ci svela le debolezze del suo personaggio, delineando il ritratto di una generazione sempre più allargata, dove età opposte hanno molto in comune. Ed emerge chiaramente nel film questo accostamento tra infantilismo (giocare con gli amici a “uno, due, tre stella” alle prime luci dell’alba) e maturità (le responsabilità familiari, la vita in una casa indipendente). L’abusata definizione di “adolescenza” è ormai scontornata, svuotata di quel significato universale, mentre a intermittenza si ripresenta in ogni fase esistenziale. Se l’adolescente è colui che comincia a crescere, letteralmente da “adolescere”, colui che si sta nutrendo, il suo participio passato dovrebbe coincidere con l’adulto, che si è già nutrito. Ma possiamo davvero misurare la sazietà di un percorso di crescita che non prevede alcuna unità di misura? La valutazione arriva ancora più confusa a chi è cresciuto in un momento storico di commistione continua tra l’essere adulti e il rimanere bambini. “uliette riprende a scrivere il libro cominciato durante l’infanzia, la storia di una ragazzina che viaggia su un camion in compagnia dei suoi fratelli” continua l’attrice che interpreta in modo efficace questo oscillare tra l’innocenza della “preferita di papà” e l’intraprendenza smaliziata, evidenziando l’importanza metanarrativa del racconto che porterà finalmente a termine. Ripartendo dalle aspirazioni perdute subito dopo l’infanzia, riuscirà a fare ordine nella sua vita.

Linda Roggio

Intervista al regista Kjell-Åke Andersson e l’attrice Saga Samuelsson

“Nobody owns me” racconta il difficile rapporto tra Lisa e il padre alcolizzato. Il regista Kjell-Åke Andersson e l’attrice Saga Samuelsson, ospiti a Alice Nella Città hanno riposto alle nostre domande.

Il film è ambientato negli anni ’70, e la situazione politica ricopre un ruolo di rilievo nella storia. Può raccontarci come era la Svezia a quel tempo?
La Svezia degli anni Settanta era, ed è ancora, un Paese capitalista. Abbiamo un governo socialdemocratico e divisioni tra le classi, alta e bassa. Ora la situazione è simile se non più marcata. Probabilmente a quel tempo le cose erano più semplici.

(a Saga Samuelsson)Lisa, il tuo personaggio, è molto e maturo, responsabile. Pensi possa essere considerato un modello femminile di riferimento?
Sì, io credo che possa avere un’influenza per le ragazze della mia età. Ci sono persone che vivono la stessa situazione e spero che Lisa possa essere un punto di riferimento per loro.

Crede che le opinioni politiche influiscano sui rapporti familiari genitore/figli e nella coppia?
Desideravo descrivere il rapporto tra un padre e sua figlia. Non dimentichiamo che Hasse (Mikael Persbrandt) è un uomo della classe operaia di simpatie socialiste, privo però delle energie per protestare in piazza e schierarsi contro la società. La sua è una protesta interna alla casa, espressa attraverso l’alcol. Accade lo stesso in “Ladri di Biciclette” di Vittorio De Sica. Il protagonista appartiene al medesimo strato sociale di Hasse. Cerca di sopravvivere ma non ha la forza sufficiente per protestare. Sono entrambi esempi di deboli “working class heroes”.

Un altro tema importante è l’alcolismo. È una piaga diffusa in Svezia e legata alla condizione sociale del proletariato?
No, come nei casi di altri Paesi si tratta di un fenomeno che colpisce tutti gli Stati sociali. Numerosi giovani entrano in contatto con l’alcol molto presto.

All’inizio del film, la madre appare come il personaggio che rovina la famiglia, il personaggio egoista, mentre nel corso della storia sembra il padre il vero problema. Chi ha ragione tra i due genitori?
Giusta osservazione. La madre abbandona la famiglia perché si innamora di un altro, e questo di solito viene più facile agli uomini. La madre se ne va perché è stanca, non sopporta più il marito. Si verifica la stessa dinamica verso la fine del film, con la figlia che lascia a sua volta il padre, con la differenza che Lisa non riesce a smettere di amarlo.

Crede che la decisione della figlia di lasciare il tetto familiare sia una scelta egoistica?
È una pura questione di sopravvivenza. Lisa è consapevole che se non troverà il coraggio di lasciare la persona che più ama, finirà per cadere nei suoi stessi vizi. Sa che corre il rischio di rifugiarsi nell’alcol o nella droga. La decisione più difficile da prendere è scegliere di sopravvivere.

Eppure la ragazza non subisce violenze di nessun tipo. Il padre, anzi, è molto amorevole con lei e le vuole bene.
È vero. Ma se non si subiscono violenze penso sia più difficile abbandonare una vita disagiata. Lisa dipende ancora dal padre. Per lei la svolta arriva quando il padre viene ricoverato in ospedale a causa dell’alcol. In quel momento la sua adolescenza finisce, e capisce di avere in mano l’occasione di scappare.

Ritiene che le donne siano in grado di reagire con maggiore determinazione degli uomini in queste circostanze familiari?
Non saprei. È più comune che sia il marito a lasciare la moglie, non viceversa. Sicuramente è una determinazione legata alla liberalizzazione dei costumi: le donne diventano indipendenti, hanno un lavoro e l’opportunità di compiere più scelte riguardo la famiglia rispetto al passato. Non dimentichiamo però che il film è tratto da una storia vera: la madre lascia la famiglia perché è innamorata di un altro. Il grande problema risiede nel fatto la bambina cresce con un padre alcolizzato. Io ho vissuto una storia simile con mio padre. Lui non beveva, ma mi picchiava. Ho lasciato casa a 17 anni perché non potevo andare avanti così.

È stato difficile quindi girare il film, avendo alle spalle una vita simile a quella della protagonista?
No, affatto, è stato molto semplice. Mi sono liberato di molti fantasmi del passato. Inoltre gli attori sono stati molto bravi, c’era un’atmosfera rilassata sul set. Mi piace lavorare con i giovani: sono più spontanei e non hanno bisogno di troppe spiegazioni perché riescono a sentire il film. Molti di loro provengono dalla famiglia operaia e conoscono bene le dinamiche che ho raccontato.

Linda Roggio e Andrea Miele

Febbre da Hunger Games

E’ arrivata al Festival Internazionale del Film di Roma la pellicola fuori concorso più attesa della manifestazione: Hunger Games – La Ragazza di Fuoco. Passeggiando per l’Auditorium non è difficile percepire una sorta di “febbre da saga”. Centinaia di ragazzine si sono piazzate intorno al Red Carpet, con quelle dieci ore di anticipo degne di un concerto di Vasco, per aspettare l’arrivo dei loro beniamini: Jennifer Lawrence, Liam Hemsworth e Josh Hutcherson. La mandria in età adolescenziale è preparata a tutto, spille raffiguranti la ghiandaia imitatrice, macchine fotografiche e striscioni, tanto da illudere il malcapitato Checco Zalone. Il comico pugliese, ospite nel pomeriggio al Festival, ha dichiarato: “Pensavo che stavano per me, invece stavano per Anger Sgveims”.
Ho sentito spesso etichettare coloro che amano il cinema, specialmente i ragazzi, come persone che sostituiscono lo schermo alla lettura. I fan di Hunger Games sono stati pronti a smentire questa diceria all’urlo di “fatti, non pugnette!”, tanto è vero che erano presenti molti più i libri, in attesa di essere autografati, piuttosto che copie di dvd o taccuini da esperti procacciatori di scarabocchi. Il cinema non fa altro che alimentare la passione per una storia già scritta attraverso paesaggi ed interpreti, in questo caso sono “teen-fighi”. Anche un gruppo di manifestanti, piuttosto ristretto, decide di prendere parte al fermento generale. Sfruttano la visibilità di un tappeto rosso mai così pieno per attirare l’attenzione su diritti importanti come il lavoro e la casa. Purtroppo per loro, tende e megafoni vengono tollerati dalla polizia fino a qualche ora prima del grande evento, poi la magia (o illusione) deve continuare. The Show Must Go On, i tre attori protagonisti arrivano davanti al flash dei fotografi, proporzionati come il Tetris. Hutcherson, per quanto preferito nel triangolo amoroso del film, non regge il confronto con l’altezza e gli occhi azzurri del fratello di Thor.
Il capello corto e il vestito bianco della Lawrence illuminano il Festival fino all’inizio dell’anteprima e poi, tutti in sala, per poi scoprire che “tutti, mica tanto”. Ci sono i fan urlanti, un ragazzo solitario tutto sudato con atteggiamenti sospetti da fanatico (nascondeva nella mano...una macchina fotografica), cariatidi e soubrette vestite a festa senza avere idea di cosa stanno per vedere, ma rimangono comunque ancora tanti posti vuoti. Anche l’incontro dedicato ad Hunger Games, tenutosi a Casa Alice, non ha avuto l’affluenza sperata. E’ stata un’occasione unica per incontrare Sergio Stivaletti (regista ed esperto di effetti speciali), Pasquale Di Viccaro (premio David di Donatello per gli Effetti Speciali e founder di Metaphyx) e Nicoletta Ercole (sceneggiatrice e costumista).
Saranno più le persone interessate allo showbiz giunto a Roma o quelle interessate alle anteprime?
Poco importa, fa comunque parte dell’industria del cinema, ed ora…sssssssssh iniziano i settantacinquesimi Hunger Games.

Pietro Civera

Intervista a Pepe Daquart

Abbiamo incontrato Pepe Daquart, regista di Run, Boy Run!, film in concorso tra i più acclamati dalla giuria di Alice nella Città. Daquart è un loquace signore tedesco che vanta un Oscar per un cortometraggio sul razzismo dal titolo Schwarzfahrer.

Il suo film è ambientato durante la Seconda guerra mondiale. E’la storia di un sopravvissuto. Da dove nasce la necessità di fare questo film?
Come ho spiegato ai ragazzi della giuria, non volevo fare un film sull’olocausto, ma piuttosto avevo il bisogno di raccontare il disagio di quelle che sono le vittime più innocenti delle guerre: i bambini. È una realtà che non è relegata alla Storia, ma riguarda anche il nostro presente. Basti pensare ai conflitti in Medio Oriente o a tragedie come la recente strage di Lampedusa. In ogni parte del mondo, i bambini si ritrovano in situazioni che sembrano irreali e, leggendo il libro da cui ho tratto il film, ho voluto anche raccontare un’avventura alla Huckleberry Finn.

Al fianco delle evidenti critiche al nazismo, nel film ci sono dei chiari riferimenti al regime comunista. Come pensa che il pubblico tedesco accoglierà il film da questo punto di vista?
Il film è stato già stato visto nella Germania dell’est e il pubblico si è commosso, anche chi ha vivido il ricordo del nazismo nel proprio vissuto. Certamente potrebbero esserci opinioni politiche divergenti, ma io non ho realizzato un film politico, né ho voluto esaltare una Nazione. Al contrario, mi interessava mostrare il buono e il cattivo che convivono in un ognuno di noi. Nella storia, il ragazzo incontra gente disposta a mettere a rischio la vita pur di aiutarlo, ma allo stesso tempo c’è chi lo consegna ai nazisti. In ogni caso bisogna avere il coraggio di tirare fuori certi argomenti e lottare per i propri diritti.

Lei è figlio della generazione che ha fatto la guerra. Qual è il suo rapporto con il passato del suo Paese e con chi l’ha vissuto personalmente?
In Germania c’è una citazione che recita di non fidarsi di chi ha più di cinquanta anni, proprio perché si riferisce a chi faceva parte di quella generazione. Io sono nato nel 1955 e la guerra non l’ho fatta , ma i miei genitori sì. In Italia siete molto legati alla bandiera, se penso a come esibite la bandiera nelle partite di calcio. Invece, nel mio Paese il senso di appartenenza è stato spezzato anni addietro da coloro che son stati artefici e complici di quegli orrori. In realtà tutti sono stati travolti da quanto è accaduto, tanto che oggi mi sento colpevole di qualcosa che non ho fatto. Ho vinto un Oscar con un corto sul tema del razzismo, in cui racconto di un ragazzo nero preso di mira anche dagli adulti più insospettabili. Bisogna considerare che questa problematica è ancora molto attuale e ho voluto parlarne principalmente per questo motivo. Sono stato nella ex Iugoslavia per fare le riprese di un film e ho visto cosa significa quando i nazionalismi arrivano a spaccare una popolazione.

Il finale del film ha luogo in Israele, un Paese caldo dal punto di vista politico, poiché coinvolto in numerosi conflitti. Quale significato ha questa scelta?
Sapevo che questo finale avrebbe potuto suscitare domande ideologiche, ma non bisogna interpretarlo come un’adesione al sionismo. In realtà non ha niente a che vedere con la politica, anzi, si riferisce solo al legame del bambino con la famiglia e alla promessa che fa al padre. Anche se viene accolto da molte famiglie cattoliche e addirittura riceve i sacramenti, il suo ritorno in Terra Santa è un modo per riconciliarsi con le sue origini.

Linda Roggio e Nicola Ingenito

ALICE NELLA CITTA' 2014
Norme generali di partecipazione e regolamento.

Roma, dal 16 al 25 Ottobre 2014
In occasione della 9a edizione del Festival Internazionale del Film di Roma


Scarica il Regolamento

Il programma "zero.0" di Johnny Palomba

Ogni giorno sul sito ALICE NELLA CITTA’, dalle 18.30 alle 19.30 sarà possibile seguire in diretta il programma "zero.0" di Johnny Palomba con i ragazzi dell'istituto Rossellini per Alice nella Città.

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Ultime novità di Alice nella Città, un programma di impegno e passione.

ALICE NELLA CITTA’
Aderisce alla campagna contro l’omofobia e il bullismo ‘Le Cose cambiano’ e alla raccolta fondi ‘la Prima Scuola’ e svela i film a sorpresa.
In concorso, bis della Finlandia e un atteso anime giapponese.
Fuori concorso ‘Marina’ di Stijn Coninx prodotto dai Fratelli Dardenne e "Container 158" sul campo Rom più grande d'Europa
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Alice nella Città - la sezione autonoma e parallela del Festival Internazionale del Film di Roma dedicata alle giovani generazioni svela i titoli a sorpresa di questa decima edizione. Completano il ricco Concorso Young/Adult: il lungometraggio finlandese ‘Heart of Lion’ di Dome Karukoski, già in concorso ad Alice nel 2008 con ‘The home of dark Butterflies’, e il giapponese ‘Patema Inverted’ di Yasuhiro Yoshiura.

Heart of Lion’ di Dome Karukoski, presentato di recente al Festival di Toronto e Montreal è il secondo film finlandese del concorso ufficiale, (dopo il già annunciato ‘The Disciple’ di Ulrika Bengts, film candidato agli Oscar®), ed è l’ultimo lavoro di uno dei registi finlandesi più conosciuti in patria. Il film, oggi, di grandissima attualità, racconta del leader di una gang di skinheads neo-nazista che s’innamora di una ragazza che ha un figlio mulatto. Il dissidio interiore del protagonista fa da sfondo a tutta la storia che ci mostra una società piena di risentimento, che trova nell’estremismo di destra un modo per reagire all’indifferenza, elemento principale del tessuto sociale finlandese.

Si cambia registro nel secondo titolo a sorpresa del concorso, l’anime giapponese ‘Patema Inverted’ di Yasuhiro Yoshiura. Il film è ambientato in un mondo sotterraneo dove le persone conducono esistenze tranquille nonostante vivano in spazi oscuri e ristretti, ma quello che sembra un regno felice si trasforma quando la giovane Principessa si addentra nei luoghi più pericolosi di Patema ed entra in contatto con segreti nascosti. Il regista, già autore di Time of Eve e Pale Cocoon, definisce questa sua nuova opera di animazione semplicemente la storia di di “un ragazzo che incontra una ragazza”, ma raccontata in maniera “estremamente rigorosa ed estremamente strana”. Yoshiura, proviene dal mondo dell’animazione indipendente giapponese e ha attirato l’attenzione anche per la sua abilità nel raccontare storie ambientate in nuovi mondi originali.

Il terzo titolo a sorpresa, Evento Speciale fuori concorso, è ‘Marina’ diretto da Stijn Coninx, una co-produzione Italia – Belgio che coinvolge la “Orisa Produzioni” di Cristiano Bortone e la società belga  “Les Films du Fleuve” di Luc e Jean-Pierre Dardenne  e “Eyeworks Film” di Peter Bouckaert.

La pellicola verrà presentata in anteprima, dopo aver fatto tappa a Montreal. Un cast di nomi internazionali fra i quali spiccano per l’Italia, Luigi Lo Cascio e Donatella Finocchiaro. Ambientato nel 1948 in un bellissimo paesino del meridione, il film è ispirato alla vita del famoso musicista Rocco Granata, noto per aver composto la canzone "Marina". Tra l'Italia e il Belgio degli Anni '50, periodo in cui molti italiani emigravano per cercare un lavoro nelle miniere di carbone del nord Europa.

A completare il programma è L’ Evento Speciale fuori concorso “Container 158” il documentario di Stefano Liberti ed Enrico Parenti sul campo ROM più grande d’Europa che si trova a Via Salone a Roma: 1.200 Rom di varia origine (rumeni, serbi, montenegrini, bosniaci). Le varie comunità non comunicano; il livello d’istruzione è bassissimo, il livello di disoccupazione altissimo. Il documentario segue la quotidianità del campo, parte dalle persone comuni e mira a scardinare i pregiudizi e a mostrare cosa vuol dire essere realmente Rom oggi, evidenzia le controversie di questa popolazione “indomabile” e riflette sul meccanismo che da tempo fa da deterrente a una possibile integrazione con gli altri cittadini. Container 158 è prodotto dalla Zalab, casa di produzione di Andrea Segre che insieme alla Jole Film ha promosso un’importante iniziativa a scopo benefico a cui aderisce Alice nella città: la campagna ‘La prima scuola’, un’iniziativa di solidarietà civile per le scuole primarie pubbliche di periferia nata da un’idea di Andrea Segre durante le riprese del suo ultimo film, La Prima Neve (www.laprimaneve.com). ‘La prima scuola’ mira attraverso una raccolta fondi a finanziare laboratori artistici e pedagogici nelle scuole primarie inserite in contesti periferici (urbani e non) particolarmente svantaggiati. Il progetto è fortemente sostenuto da Jolefilm, Parthénos Distribuzioni e ZaLab per informazioni www.laprimascuola.wordpress.com.

Non solo settima arte ma anche impegno ad Alice nella città, che oltre ad aderire alla campagna “La prima scuola”, sostiene “Le cose cambiano”: un progetto di Isbn Edizioni e dell’associazione di promozione sociale Girls and boys, dedicato agli adolescenti e ai giovani LGBT, nato in collaborazione con il Corriere della Sera, e con il sostegno di Enel Cuore Onlus. Il progetto è l’affiliato italiano dell’americano It Gets Better, negli Stati Uniti nel settembre 2010 da un’idea dello scrittore, giornalista e attivista gay Dan Savage e di suo marito Terry Miller. Dopo i suicidi di Justin Aaberg e di Billy Lucas in seguito a episodi di bullismo omofobico, la coppia ha caricato su YouTube un video diretto a tutti gli adolescenti gay, lesbiche, bisessuali e transessuali vittime di discriminazioni nell’ambiente scolastico, per trasmettere loro un messaggio importante: “Anche noi ci siamo passati, ma le cose sono migliorate. Tenete duro, chiedete aiuto, ascoltate le storie di chi ha vissuto quello che state vivendo voi e adesso ha una vita piena e felice”. Il video, che ha avuto quasi due milioni di visualizzazioni, è stato il primo di oltre cinquantamila tra messaggi e testimonianze che hanno dato vita a una fenomenale campagna virale sul web. Le Cose Cambiano è un’iniziativa interamente non profit che si basa sulla convinzione che lo strumento più potente di comprensione e di educazione, il migliore antidoto contro l’isolamento, sia la narrazione, e tramite le storie vuole contribuire a combattere tutti i tipi di bullismi e discriminazioni. E proprio tramite le storie vuole contribuire anche Alice, dando la possibilità presso gli spazi del villaggio di registrare video e messaggi a chiunque voglia condividere la propria esperienza e raccontare come le cose sono cambiate per lui: la scoperta di sé, il coming-out, i conflitti, la solitudine, il superamento, la consapevolezza. Presso Casa Alice verranno installati dei video box legati all’iniziativa. Abbinato alla campagna anche il libro appena uscito pubblicato da Isbn in co-edizione con il Corriere della Sera, Le cose cambiano. Storie di coming-out, conflitti, amori e amicizie che salvano la vita, che raccoglie i racconti e le testimonianze più belli provenienti dal progetto italiano e da quello americano. Per ulteriori informazioni www.lecosecambiano.org

Alice nella città vi farà conoscere il vero cinema, 50 posti disponibili!

Tra le primissime conferme : Giovanni Veronesi (Regista e Sceneggiatore),Carlo Brancaleone (Raicinema),Carolina Crescentini (Attrice),Marco Belardi (Produttore Lotus),Massimiliano Bruno (Regista e Sceneggiatore), Fausto Brizzi (Registi e Sceneggiatore),Francesca Cima (Produttrice: con la Indigo Film,produce i film di Paolo Sorrentino e Ivan Cotroneo),Piera Detassis (Moderatrice e Direttrice di Ciak),Enrico Vanzina (Sceneggiatore), Federica Lucisano (Produttrice I.I.F.),Marita D'Ella (Casting director film Matteo Garrone,Alessandro Siani,Luca Miniero),Andrea Occhipinti (Lucky Red film) ed altri in via di definizione (che verranno comunicati a breve).

"Il cinema in 4 step, Dall'idea di un film all'emozione in sala". Alice nella città darà l'opportunità a 50 giovani 15-20enni di scoprirne i meccanismi.

La partecipazione è a titolo gratuito.

Alice nella città darà l'opportunità ad un gruppo di 50 giovani 15-20enni appassionati di cinema, di scoprire il percorso che porta un'idea a diventare un film di successo tra aneddoti e storie di vita vissuta di attori di richiamo,registi,sceneggiatore e produttori protagonisti del cinema di oggi.

In 4 appuntamenti e 2 week end verranno spiegate le 4 fasi di un film :

"L'idea" (9/11 - dalle 17.00 alle 18.00),
"La scelta degli attori" (10/11 - dalle 11.30 alle 12.30),
"La vita sul set" (16/11 - dalle 17.00 alle 18.00)
e "La promozione" (17/11 - dalle 11.30 alle 12.30).

Entro il 5 novembre alle 10.00 sarà possibile inviare un'email che racconti brevemente la vostra passione per il mondo dello spettacolo inserite anche il vostro nome e cognome, la vostra città e la data di nascita

La direzione di Alice nella città sceglierà le 50 persone che parteciperanno al workshop gratuito di 4 giorni (9-10 novembre e 16-17 novembre

Salvatores firma la sigla di Alice

Un Oscar per Alice
Una scena del nuovo film di Gabriele Salvatores
“Il ragazzo invisibile” è la sigla di questa 10a edizione

È firmata dal regista premio Oscar Gabriele Salvatores la sigla che quest’anno introdurrà tutti i film di Alice nella Città, sezione autonoma e parallela del Festival Internazionale del Film di Roma. Sullo schermo il pubblico di Alice vedrà le prime inquadrature del nuovo film del regista, “Il ragazzo invisibile”, prodotto da Indigo Film con Rai Cinema, che uscirà in Italia nel 2014 con 01 Distribution. La canzone della sigla è “ Runnin’ “ di Galapaghost.

La sigla di Alice nella Città ci introdurrà nel mondo di Michele, “supereroe” di tredici anni con il dono dell’invisibilità, intorno al quale ruota questa storia sull’adolescenza. Un tema, quello dell’adolescenza, molto caro ad Alice nella Città che ogni anno offre - attraverso la sua ampia selezione di film - uno sguardo sempre nuovo su un cinema che dialoga con le giovani generazioni e le famiglie.

“Quello di essere invisibili è senza dubbio uno dei superpoteri più affascinanti, che tutti, una volta nella vita, abbiamo sperato di avere. E l'adolescenza è l'età più giusta, credo, per raccontarlo.” (Gabriele Salvatores)

Film 4 Meeting: 4° edizione con Alice nella Città

A NOVEMBRE TORNA L’EVENTO DEDICATO AL NETWORK TRA GIOVANI DEL CINEMA
MARTEDÌ 12 NOVEMBRE 2013 - ORE 19.00

PRESSO CASA ALICE
PIAZZA APOLLODORO, 18 - ROMA
(ANGOLO VIALE PIETRO DE COUBERTIN)

Film 4 Meeting torna a Roma dopo un anno di assenza e si unisce ad Alice nella Città. La quarta edizione dell’evento dedicato al network tra i giovani italiani del cinema e i responsabili di settore, avrà luogo martedì 12 novembre 2013 (ore 19.00) presso Casa Alice, spazio gestito da Alice nella Città, sezione autonoma e indipendente del Festival Internazionale del Film di Roma, che darà “ospitalità” e patrocinio alla serata.

Film 4 Meeting nasce due anni fa dall’esigenza di creare un approdo operativo e concreto al lavoro svolto dalla realtà di Film 4 Life e dare spazio a voci nuove. Evento promosso con particolare attenzione a quelle realtà che troppo spesso non riescono ad attirare la giusta attenzione mediatica. Testimonial d'eccezione sarà Giorgia Farina, regista della recente commedia Amiche da morire con Claudia Gerini, Cristiana Capotondi e Sabrina Impacciatore.

La rivista web si occupa di diffusione e comunicazione del cinema, dedicandosi interamente all’industria del film e al movimento indipendente. Per dare voce agli emergenti e per promuovere la creatività ed il talento, Film 4 Meeting si unisce ad Alice nella Città che ha da dieci anni lo stesso obiettivo.

La serata, supportata dalla Consigliera di Parità della Provincia di Roma, Francesca Bagni Cipriani, ha come intento primario la massima visibilità di alcuni selezionati giovani artisti del cinema che saranno chiamati a presentare i recenti lavori, raccontando alla platea il proprio percorso e le loro esperienze professionali, in un confronto diretto e propositivo con i colleghi già affermati. Il Cinema dunque come realtà operativa per un incontro “social” dal vivo che unisce gioventù e professionismo.

SITO WEB: http://www.filmforlife.org/newsletter/film-4-meeting/

"Marina" vi invita al party anni '60

Il cast del film "Marina" che sarà presentato come evento speciale di Alice nella citta con un carpet musicale sabato alle 14 vi aspetta per festeggiare l‘anteprima del film.
A partire dalle 22 a casa Alice pzza apollodoro 18 sarà organizzata una festa aperta a tutti anni '60 tra cover dal vivo e dress code anni '60.

ALICE NELLA CITTÁ CURERÁ LA SEZIONE “FAMILY”
NOVITÁ ALL’INTERNO DELLA MANIFESTAZIONE
CINEMA AL MAXXI
E PROPONE OGNI DOMENICA UN FILM PER FAMIGLIE

5 febbraio - 5 aprile 2014
MAXXI – MUSEO NAZIONALE DELLE ARTI DEL XXI SECOLO

Dal 5 febbraio al 5 aprile, nell’ambito di Cinema al MAXXI, la manifestazione organizzata da Fondazione Cinema per Roma e MAXXI, Alice nella Città selezionerà i film dedicati alle famiglie. Ogni domenica, nella nuova sezione “FAMILY” gli spettatori potranno scoprire interessanti film d’animazione firmati da talenti dell’illustrazione, del disegno, della pittura e della grafica. Si inizia il 9 febbraio con La tela animata, un’opera incantevole di un grande talento francese, Jean-François Laguionie: un quadro vivente, in cui i personaggi prendono vita alla ricerca di colui che li ha creati. I successivi appuntamenti saranno con Le avventure di Fiocco di Neve di Andrés G. Schaer, tratto dalla storia vera di Fiocco di Neve, unico gorilla bianco al mondo amato dai visitatori dello zoo di Barcellona; Ernest & Celestine di Stéphane Aubier, Vincent Patar, Benjamin Renner, scritto da Daniel Pennac e candidato all’Oscar®. Ultimi titoli della rassegna saranno Tiffany e i tre briganti di Hayo Freitag, tratto da un libro di Tomi Ungerer tradotto in 18 lingue, e Nat e il segreto di Eleonora di Dominique Monféry, entrambi già presentati ad Alice nella Città.

I film saranno preceduti dalla proiezione di tre cortometraggi - Pulcinella e il pesce magico, I paladini di Francia, La gazza ladra, Alì Babà - firmati da Emanuele Luzzati e Giulio Gianini. Proprio al grande scenografo, animatore, illustratore genovese, Giulio Gianini, Alice nella città ha deciso di dedicare la programmazione di domenica 16 marzo: il pubblico potrà assistere a Il flauto magico, straordinaria opera per bambini e adulti preceduta da due corti, Guizzino ed È mio, realizzati da Leo Lionni (storia e immagini) e lo stesso Gianini (regia e animazione).

La rassegna Cinema al MAXXI è realizzata grazie al Main Partner BNL GRUPPO BNP Paribas in collaborazione con Istituto Luce Cinecittà e 100autori, grazie al supporto di Gruppo Editoriale Minerva Raro Video, Lucky Red, Bim, Eagle Pictures, 20th Century Fox, Cineama, RAI Cinema, Notorius Pictures, Koch Media, Ripley’s Film, Gallucci Editore, Lanterna Magica. Inoltre, Cinema al MAXXI si arricchirà di due nuovi appuntamenti: uno spazio settimanale dedicato ai film per famiglie, in collaborazione con Alice nella città, e un corso di formazione e “allenamento” di critica cinematografica.

Per maggiori informazioni: www.fondazionemaxxi.it | www.romacinemafest.org
Info MAXXI FAMILY: www.alicenellacitta.com





    Programmazione “FAMILY”

DOMENICA 9 FEBBRAIO /h 16.00 Auditorium del MAXXI
PULCINELLA E IL PESCE MAGICO
di Giulio Gianini, Emanuele Luzzati
a seguire LA TELA ANIMATA /Le Tableau
Regia: Jean-François Laguionie Genere: animazione
Produzione: Blue Spirit Animation, Be Films, France 3 Cinéma, Rezo Productions, Sinematik, RTBF (Télévision belge)/Distribuzione Italiana: Koch Media

DOMENICA 23 FEBBRAIO/h 16.00 Auditorium del MAXXI
LE AVVENTURE DI FIOCCO DI NEVE
Regia: Andrés G. Schaer Genere: animazione
Produzione:Castelao Producciones/Distribuzione italiana:Notorious Pictures /Homevideo 01 distribution

DOMENICA 2 MARZO /h 16.00 Auditorium del MAXXI
I PALADINI DI FRANCIA
di Giulio Gianini e Emanuele Luzzati;
a seguire ERNEST E CELESTINE
Regia: Stéphane Aubier, Benjamin Renner, Vincent Patar Genere: Animazione
Produzione: La Parti Productions, Les Armateurs, Maybe Movies
Distribuzione italiana: Sacher /Home video Gallucci Editore

DOMENICA 9 MARZO h 16.00 Auditorium del MAXXI
LA GAZZA LADRA
a seguire TIFFANY E I TRE BRIGANTI
Regia: Hayo Freitag Genere: Animazione
Produzione: Animation X, Medianfonds GFP II KG, X Filme Creative Pool GmbH, X Verleih AG
Distribuzione Italiana: BIM / Homevideo Microcinema

DOMENICA 16 MARZO/h 16.00 Auditorium del MAXXI
GUIZZINO
storie e immagini di Leo Lionni; regia e animazione di Giulio Gianini.
E’ MIO
storie e immagini di Leo Lionni; regia e animazione di Giulio Gianini.
Home video: Gallucci Editore
a seguire IL FLAUTO MAGICO
di Giulio Gianini, Emanuele Luzzati
Produzione Thalia Film, Austria, 1978; Il flauto magico di W. A. Mozart, Orchestra dei Berliner Philarmoniker diretta da Karl Böhm, (p) 1964 Deutsche Grammophon GmbH, Hamburg - licenza Universal Music Italia srl
Home video: Gallucci Editore

DOMENICA 30 MARZO h 16.00 Auditorium del MAXXI
ALI’ BABA
Italia,1970 , 10’40’’
di Giulio Gianini e Emanuele Luzzati;
a seguire NAT E IL SEGRETO DI ELEONORA
Regia: Dominique Monféry Genere: Animazione
Produzione: Gaumont/Alphanim - La Fabrique - Lanterna Magica
Distribuzione Italiana: Ripley's Film/ Homevideo 01 distribution

CRITICI E RIBELLI
Al via Scrivere di Cinema Premio Alberto Farassino 2014

Il concorso nazionale rivolto a tutti gli aspiranti critici cinematografici tra i 15 e i 25 anni inaugura il bando della nuova edizione: c'è tempo fino alla mezzanotte del 15 giugno 2014 per recensire i film della stagione e vincere uno degli ambiti premi in palio, tra cui un workshop redazionale al Festival del Film di Roma.

Al grido (siate) “giovani e ribelli”, Scrivere di Cinema – Premio Alberto Farassino conferma le modalità di partecipazione testata con successo lo scorso anno: due le sezioni di gara, Young Adult (15-19 anni) e Under 25 (20-25 anni), per premiare le migliore tre recensioni di film usciti in sala nella presente stagione cinematografica. In palio, accanto a un ipad e agli abbonamenti per la visione di fim in streaming su Mymovieslive e a buoni spesa per l'acquisto di libri, il workshop redazionale al Festival Internazionale del Film di Roma, organizzato in collaborazione con Alice nella Città la sezione autonoma e parallela del Festival Internazionale del Film di Roma da sempre rivolta ai ragazzi. Un'occasione unica per sperimentare concretamente l'esperienza del critico cinematografico seguendo uno dei maggiori festival di cinema, attraverso la visione dei film in gara, l'incontro con i volti del cinema e i consigli di critici professionisti.

In giuria, accanto a Mauro Gervasini (direttore di Film TV e selezionatore per la Mostra del Cinema di Venezia) e a Viola Farassino, anche Nicola Lagioia (scrittore, editor per Minimum Fax e selezionatore per la Mostra del Cinema di Venezia) e Adriano De Grandis (critico del Gazzettino e responsabile Sncci Sezione Triveneto).

Nasce un premio collaterale per gli studenti del territorio: tutti coloro che, residenti nella provincia di Pordenone, parteciperanno al concorso con una recensione verranno letti e votati anche da una giuria composta da docenti della provincia selezionati e coordinati da Cinemazero; in palio una CinemazeroOro Card, la tessera che dà diritto al vincitore e ad un suo amico di andare gratuitamente agli spettacoli previsti nelle sale Cinemazero per un anno intero.

Le premiazioni si terranno all'interno di un evento nell'ambito di pordenonelegge.it - Festa del libro con gli autori.

Scrivere di Cinema Premio Alberto Farassino è promosso Fondazione pordenonelegge, Cinemazero, il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani e MYmovies.it, in colaborazione con Alice nella Città.

Info e bando di gara alla pagina ufficiale del concorso: http://scriveredicinema.mymovies.it



Scrivere di Cinema è anche su FB: www.facebook.com/concorsoscriveredicinema

LE AVVENTURE DI FIOCCO DI NEVE
Domenica 23 febbraio ore 16.00 Auditorium del MAXXI

Regia: Andrés G. Schaer Genere: animazione
Produzione:Castelao Producciones
Distribuzione italiana:Notorious Pictures /Homevideo 01 distribution

Tratto dalla storia vera di Fiocco di Neve,l'unico gorilla bianco al mondo: amato dai visitatori dello zoo di Barcellona ma respinto dai suoi simili. Un racconto esemplare sul valore della diversità, tra live action e computer grafica.

CINEMA AL MAXXI FAMILY ALICE NELLA CITTA’
Domenica 9 marzo: alle ore 16 "Tiffany e i tre briganti"

di Hayo Freitag, storia tratta da un libro di Tomi Ungerer tradotto in diciotto lingue

PULCE NON C'E'
Vincitore della menzione speciale della giuria di Alice nella città 2012

DAL 6 MARZO IN ESCLUSIVA AL CINEMA NUOVO SACHER (Roma) - DAL 20/3 NELLE SALE ITALIANE - Academy Two

regia - GIUSEPPE BONITO
soggetto - MONICA ZAPELLI
sceneggiatura - MONICA ZAPELLI
con la collaborazione di - GAIA RAYNERI
fotografia - MASSIMO BETTARELLI
montaggio - ROBERTO MISSIROLI
scenografia - MICHELE MODAFFERI
costumi - FIORENZA CIPOLLONE
fonico - PAOLO LUCAFERRI
musiche originali - MOKADELIC
canzone originale “il silenzio” - NICCOLÒ FABI e MOKADELIC
casting director - STEFANIA RODÀ
produttore - MARCO DONATI
Una produzione - OVERLOOK PRODUCTION


Pulce ha nove anni, due occhioni accesi e ascolta solo il tango; comunica continuamente, anche se non parla. Mamma Anita da anni cerca di rendere la sua vita migliore. Papà Gualtiero è un medico dall'apparenza burbera, ma si inventa ricette a base di patate da raccontare come favole alla figlia per calmare il suo panico notturno. Un giorno come tanti, Pulce viene allontanata dalla famiglia senza troppe spiegazioni. Attraverso lo sguardo divagante e trasognato della sorella Giovanna entriamo nella quotidianità di una famiglia anormale, con il suo lessico pensato per chi può solo parlare per immagini, il suo caos pieno di emergenza e amore. E senza retorica e senza patetismi esploriamo lo scontro tra mondo adulto e infanzia, tra malattia e normalità, tra rigidità delle istituzioni e legami affettivi.

Gualtiero - PIPPO DELBONO
Anita - MARINA MASSIRONI
Giovanna - FRANCESCA DI BENEDETTO
Pulce - LUDOVICA FALDA
Nonna Carmen - PIERA DEGLI ESPOSTI
Pippa - ELISA CATALE
Oriana - ANNA FERRUZZO
Maestra Penelope - ROSANNA GENTILI
Dottor Castelli - ALBERTO GIMIGNANI
Dottor Martello - GIORGIO COLANGELI

IL FLAUTO MAGICO
Domenica 16 marzo: alle ore 16 la grande animazione per famiglie

CINEMA AL MAXXI | FAMILY
Domenica 16 marzo ore 16
Auditorium del MAXXI, via Guido Reni 4/a Roma


Giuzzino 5’ - E’ mio 4’5’’
di Leo Lionni, Giulio Gianini

GIOVANI GIURATI
Partecipa alla preselezione della giuria di Alice nella città

Conquistandosi sempre più spazio e divenendo un vero e proprio Festival nel Festival rivolto ai giovani, Alice nella città, sezione autonoma e parallela del Festival Internazionale del Film di Roma che si terrà presso l’ Auditorium Parco della Musica dal 16 al 25 ottobre 2014, sta iniziando le selezioni per la nuova giuria che coinvolgeranno, a titolo gratuito e senza alcun vincolo da parte dell’Istituto, esclusivamente gli alunni e le famiglie interessate all’iniziativa.
Per partecipare è necessario:

- Essere iscritto alle scuole secondarie di II grado italiane nell’anno scolastico 2013/2014;
- Scrivere una recensione e critica di un film uscito nelle sale durante l’anno 2013/2014;
- Le recensioni dovranno avere una lunghezza che va da un minimo di 1100 a un massimo di 3600 battute ( spazi inclusi );
- Compilare la scheda di preselezione con i dati del ragazzo/a a firma del genitore;
- Compilare l’informativa sui dati sensibili a firma del genitore;
- Aver spedito in busta chiusa, entro e non oltre il 17 maggio 2014 (farà fede il timbro postale) la scheda di preselezione e l’informativa presso la sede operativa al seguente indirizzo: Alice nella città – Via Benaco, 5 00199 Roma.

Successivamente, tutte le recensioni pervenute saranno esaminate dall’Ufficio Giurie del Festival. Le recensioni che supereranno la prima scrematura cartacea, verranno ricontattate per sostenere l’ultima fase della selezione che prevederà un colloquio conoscitivo con i ragazzi e le famiglie. Coloro che supereranno l’ultima fase, entreranno a far parte della giuria dell’undicesima edizione del Festival.

Il giudizio della commissione esaminatrice è insindacabile.

A tutti gli studenti che entreranno a far parte della giuria di Alice nella città sarà rilasciato un attestato di partecipazione.

I moduli per partecipare alle pre selezioni della giuria di Alice sono scaricabili dal sito www.alicenellacitta.com


Scarica l’informativa sui dati sensibili

Scarica la scheda di preselezione

23 -27 Luglio 2014 MANILA
Moviemov 2014 i film più premiati dell’anno, omaggio al cinema italiano.

Il Moviemov al Festival Cortinametraggio annuncia le date della tappa di Manila e presenta in anteprima le prime sequenze del corto realizzato da Andrea Bosca “A tutto tondo”.

Dopo il successo delle passate edizioni e l’ultima tappa di Bangkok che ha ospitato in apertura l'anteprima asiatica del film vincitore del premio Oscar "La grande bellezza" di Paolo Sorrentino, si conclude a Manila la quarta edizione del Moviemov_Italian Film Festival dal 23 al 27 luglio 2014.

Ideato e diretto da Goffredo Bettini in collaborazione con l’Ambasciata italiana nelle Filippine ed organizzato dalla Playtown Roma, il Moviemov è realizzato grazie all’appoggio del Ministero della Cultura - Direzione Generale del Cinema e della Camera di Commercio di Roma, con il sostegno indispensabile di numerosi partner e sponsor privati.

Nella tappa di Manila saranno proposti al pubblico la retrospettiva dedicata ad Ettore Scola e sette tra i film tra più rappresentativi e premiati di questa stagione cinematografica.
Verrà inoltre presentato il progetto di charity per Smokey Mountain, una raccolta fondi in aiuto di circa 20.000 persone, famiglie con bambini della comunità filippina che vivono in trenta ettari di discarica e passano le giornate a frugare nei rifiuti alla ricerca di materiale riciclabile da vendere per qualche moneta.
Il primo passo del progetto è rappresentato dall'anteprima del cortometraggio "A tutto Tondo" scritto e diretto da Andrea Bosca con la gentile partecipazione di Giorgio Colangeli, Paola Minaccioni e Salvatore Striano, realizzato grazie al contributo di Gioco del Lotto Lottomatica. Racconta di un giovane avvocato italiano burbero e pensieroso, una colorata famiglia filippina e un domestico dolce e introverso che fa scoccare la scintilla di un incontro imprevisto. Aggiungete una spruzzata di curiosità, un pizzico di stupore e una generosa dose di ironia.
“Siamo venuti a contatto con questa cultura meravigliosa e abbiamo visto sia la Manila ricca e potente, sia realtà come la Smokey Mountain e Tondo” dichiara Andrea Bosca.

“Siamo rimasti molto colpiti e abbiamo deciso di realizzare un cortometraggio per sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto a questa realtà” spiega Fabia Bettini del Moviemov.

Tutti i film proiettati durante il Festival a Manila saranno ad ingresso gratuito e in lingua originale con sottotitoli in inglese e filippino.


Ufficio Stampa The Rumors
Gianni Galli +39 335 8422 890
Chiara Bolognesi +39 339 857 8872
Romina Such +39 339 368 9010
info@therumors.it e www.therumors.it

Ticket

Villaggio Casa Alice
Piazza Apollodoro 18
(angolo Viale de Coubertin)

La programmazione di ALICE NELLA CITTÀ è in vendita con biglietti da € 5 a € 8.

All the films of Alice in the City have a ticket cost between 5€ and 8€.

I biglietti per le proiezioni aperte al pubblico saranno disponibili secondo le modalita di orario e nei punti vendita e biglietterie del Festival. Eventuali coproduzioni realizzate in collaborazione con il Festival Internazionale del Film di Roma potrebbero subire variazioni di prezzo. Le scuole e i gruppi numerosi possono prenotare e rivolgersi direttamente a: scuole@alicenellacitta.com.
Il Villaggio Casa Alice è in Piazza Apollodoro 18 (angolo Viale de Coubertin).

The tickets for the screenings for public will be available with the same procedures of the Festival. The coproductions in collaboration with the International Rome Film Festival could have a price slightly different. Schools and big groups should book at the following address: scuole@alicenellacitta.com.
The village Casa Alice is in Piazza Apollodoro 18 (corner Viale de Coubertin)

PACCHETTI | PACKAGE

Alice Family per l’acquisto superiore a 3 biglietti per gruppo familiare di Selezione Ufficiale Alice nella Città è previsto un sconto del 15% sul prezzo intero per ciascun biglietto.

Alice Family - for a book of more than 3 tickets for family group of the Alice in the City Official Selection is available a discount of 15% on every ticket.

RIDUZIONI E CONVENZIONI | DISCOUNTS e CONCESSIONS

Per chi ha dai 18 ai 26 anni o per chi ha piu di 65 anni e previsto uno sconto del 10% sul prezzo intero del biglietto. Si ricorda che le riduzioni per enti o associazioni convenzionate con la Fondazione Cinema per Roma sono applicabili soltanto presso le biglietterie ufficiali del Festival.
Non sono previste riduzioni per le proiezioni con tariffa uguale e/o inferiore a € 5 acquistate singolarmente.

For students between 18 and 26 years old and for over 65 is available a discount of 10% on every ticket. We remind that reductions for corporation and assotiations
There are no discounts on the 5€ tickets, singularly booked.

I film di Alice sono proiettati in lingua originale con sottotitoli in italiano.
Tutto il concorso di Alice è rivolto alle scuole superiori dai 13+ mentre i Fuori Concorso sono rivolti anche ai più piccoli 8+, così come alcuni titoli del week end: Belle&Sebastien, Metegol, Planes.